Perché

Il PERCHÉ ha bisogno di motivazioni. Il PERCHÉ è l'elemento ideologico, culturale, che trae forza dirompente dalla tradizione e dalla capacità di aggregazione di un popolo. Il PERCHÉ è la vera motivazione al cambiamento che stiamo cercando e non credo sia arduo trovare una risposta. Piuttosto le risposte saranno tante e convergenti. Il PERCHÉ è la vera giustificazione del cambiamento, ed è anche un forte indicatore della possibilità di successo.

Ho pensato alle mie motivazioni quando ho iniziato a pensare a questo progetto e ho trovato la forza di provare. Il PERCHÉ è l'attaccamento alla nostra terra, non come sentimento affettivo ma come pragmatico "[…] piacere di vivere in una terra che sembra avere un'unica stagione, la primavera. Un clima mite e prodigioso che restituisce valore alle giornate più cupe, quelle dove il lavoro o i problemi materiali e psicologici premono e mettono a dura prova i nostri nervi".

Il PERCHÉ condensa in se molti elementi dirompenti, la consapevolezza che è necessario un grande  sforzo per riordinare le nostre menti e muoverci all'unisono come una vera comunità unita nella realizzazione di un progetto di sviluppo che sfrutti tutte le risorse disponibili e riorganizzi i processi produttivi e i valori reali degli sforzi e delle energie impiegate per realizzarli.

Il PERCHÉ è la prospettiva chiara delle prossime generazioni che dovrebbero partecipare alla definizione delle linee guida del loro futuro, alla costruzione di un nuovo modello di cooperazione che permetta di occupare quante più persone possibile, sfruttando le competenze di uomini e donne che si sono formate a questo scopo. La capacità e la forza di immaginare un futuro meno incerto, dove le risorse del territorio vengono messe a disposizione di chi ha la volontà di operare e intraprendere per la costruzione di progetti duraturi ... come se la gente contasse qualcosa.


 

 

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Hanno detto...

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

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