CO2: nessun progresso senza cambiamento

 

« Nullius in verba.»

« Non dare fiducia alle parole di nessuno. Contano solo i fatti.»

Motto della 'Royal Society of London' (fondata nel 1660).


Esistono numerose tecniche che possono essere utilizzate per la diminuzione della CO2 nell'atmosfera. Le principali sono basate sull'efficienza energetica, sulla gestione delle risorse non rinnovabili in fase transitoria e a lungo termine (tecnologie e tecniche durature):


Efficienti

  • riduzione nel consumo di energia (risparmio e efficienza degli apparati);
  • aumento dell'efficienza nella conversione o nell'utilizzo dell'energia (efficienza della rete di distribuzione);

Transitorie

  • passaggio a combustibili a bassa emissione di CO2 (low-carbon), come il gas naturale invece del carbone;
  • cattura e stoccaggio della CO2 proveniente dall'uso intensivo di combustibile fossile;

Durature

  • potenziamento delle tecniche di assorbimento naturale di CO2 (riforestazione);
  • utilizzo di risorse a basse emissioni di CO2, come le energie da fonte rinnovabile.


Il valore e la significatività di queste tecniche dipende da vari fattori al di là della riduzione delle emissioni: influenzano il processo decisionale i costi, la disponibilità di risorse energetiche e l'impatto ambientale e sociale.

Con il termine Carbon Capture and Storage (CCS), ossia "cattura e sequestro del carbonio" si indica il confinamento geologico dell'anidride carbonica  (CO2) prodotta da grandi impianti di combustione nel sottosuolo per tentare di arginare la crescente concentrazione in atmosfera di CO2 come risultato finale della produzione industriale di energia. Lo stoccaggio geologico di CO2 è uno dei metodi al vaglio di scienziati e ingegneri di tutto il mondo per ridurre tali emissioni in atmosfera.

Esemplificazione grafica di un impianto integrato per la produzione, cattura, trasporto e iniezione di CO2.


Il report speciale, pubblicato dall'Intergovernment Panel on Climate Change nel 2005 ("IPCC Special Report on Carbon Dioxide Capture and Storage", Cambridge University Press, 2005) ci viene incontro nella spiegazione di alcune significative questioni (i dati che citiamo non sono cambiati dal 2005):

  1. il CCS è un processo ad intenso consumo di energia: "A power plant equipped with a CCS system (with access to geological or ocean storage) would need roughly 10–40% more energy than a plant of equivalent output without CCS". E ancora: "CCS systems with storage as mineral carbonates would need 60–180% more energy than a plant of equivalent output without CCS.";
  2. globalmente, qual è la percentuale di CO2 che si prevede possa essere catturata entro il 2050?: "Around 20–40% of global fossil fuel CO2 emissions could be technically suitable for capture". Si può sperare di catturare realisticamente fra il 15 e il 35% di tutta la CO2 prodotta, cercando di ovviare l'addomesticamento in chiave ottimistica dei dati. Il risultato netto, di anidride carbonica catturata, di una centrale con CCS si aggira attorno al'80-90% rispetto ad un impianto senza CSS (IPCC Special Report 2005, Summary for policymakers pag. 4, punto 4): ossia tenendo conto del fatto che un impianto con CSS consuma più energia, e quindi produce più anidride carbonica, di un impianto senza CSS. 

Overview delle possibili opzioni nell'iniezione di CO2 nel sottosuolo (fonte IPCC, CO2CRC).


Catturare la CO2 e immagazzinarla nel sottosuolo (Carbon Capture and Storage) è una tecnica ancora in fase sperimentale in molti siti e non ci sono dati sufficienti (sono necessari molti anni di misure e di monitoraggio dei siti) per comprendere a fondo le problematiche per la sicurezza e i potenziali pericoli. Le attuali tecnologie (ad esempio ECBM) potrebbero essere efficaci, stando al rigido rispetto delle direttive europee, ma solo da pochi anni si è iniziato a considerare quest'opzione come potenzialmente utile alla riduzione del gas serra da emissione industriale. Un rapido spostamento verso le energie rinnovabili è fortemente auspicabile per rinnovare l'offerta energetica con tecnologie efficaci e durevoli, non senza dirompenti conseguenze sui detentori del potere dell'energia e dell'economia globale.

Impianti CCS programmati e operativi di grosse dimensioni (progetti con produzione maggiore di 1 milione di tonnellate di CO2 all'anno): in realtà ne sono stati realizzati solo pochissimi.

 

Il problema dell'energia e delle fonti disponibili (carbone, metano, petrolio, nucleare, solare, eolico ...) è sempre stato un problema di concrete scelte politiche e oggi, più che in passato, farà pesare le conseguenze delle decisioni prese sul futuro di interi territori e delle popolazioni che le abitano, se non dell'intero pianeta (problemi climatici e sicurezza delle popolazioni). I nemici del progresso nel settore energetico sono coloro che hanno approfittato sino ad ora di oligopoli (sempre più ristretti e di fatto una sorta di monopolio) delle risorse energetiche, saccheggiando i territori senza lasciare beni duraturi ma pagando solo le "buste paga" frutto del lavoro, in cambio di ingenti sorgenti di ricchezza. Queste multinazionali sono poche e ad altissima concentrazione di capitale, il cambiamento creerebbe una frammentazione dell'offerta e una metamorfosi del sistema di concorrenza nell'offerta dei servizi. La resistenza al cambiamento è anche dovuta al basso tenore di conoscenze per il mantenimento di certi processi industriali che per rinnovarsi dovrebbero investire in modo massiccio sulla riqualificazione delle risorse umane e sul rinnovamento degli impianti e ciò va contro l'accumulo di capitale (da giocare al mercato dell'azzardo finanziario). Investire sul lavoro, per molti, non è più una virtù.

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