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Lungimiranza vs. utopia

Il nostro mondo, in apparenza globale, in fin dei conti non è che un pianeta con migliaia e migliaia delle più svariate province che non si incontrano mai. Girare il mondo significa passare da una provincia all'altra, ognuna delle quali è una solitaria stella che brilla per conto proprio. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del villaggio, tutt'al più al confine della vallata. Il mondo che sta oltre è irreale, insignificante e addirittura inutile, mentre quello che hanno sottomano e sotto gli occhi assurge alle dimensioni di un grande cosmo oscurante tutto il resto. Spesso gli abitanti di un luogo e chi viene da lontano hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto da un'ottica diversa: chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l'immagine ma allarga l'orizzonte, mentre la persona del posto ha sempre usato il teleobiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli. [Ryszard Kapuściński, (Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007) giornalista, scrittore e saggista polacco]

L'Africa mi toccò l'animo già durante il volo: di lassù pareva un antico letto d'umanità. E a 4000 metri di altezza, seduto sulle nubi, mi pareva d'essere un seme portato dal vento. [Saul Bellow (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005) scrittore canadese naturalizzato statunitense]


Costruire la Pace cambiando l'assetto urbanistico delle città per realizzare un modello di sviluppo sostenibile reale.

 

Per stabilizzare la popolazione mondiale (oltre 7.2 miliardi di individui nel 2013) possiamo ragionare solamente in un'ottica di vita o di morte, ossia in una visione in cui prevalgono le spinte vitali dell'intelligenza umana oppure in una visione in cui prevalgono la rassegnazione e il disimpegno che porterebbe alla morte milioni di uomini e donne per fame e privazioni.

L'intelligenza e le conoscenze accumulate sinora dal genere umano potrebbero permetterci di provare a risolvere questo problema con creatività e immaginazione, grazie alle grandi conoscenze scientifiche e alle capacità tecniche che la tecnologia moderna è in grado di fornirci.

Uno dei modi di stabilizzare la crescita della popolazione è sicuramente quello di aumentare il livello di istruzione delle donne nei paesi sottosviluppati e in via di sviluppo, oltre che dell'intera popolazione: maggiore consapevolezza dovrebbe portare decisioni più accurate nella gestione delle politiche familiari, ma non sempre è così. Un altro fattore è il benessere economico è  la disponibilità di beni, ossia un’economia in crescita che sia in grado di soddisfare adeguatamente i bisogni dei più. Se le esigenze vitali (cibo e acqua) e l'istruzione non sono soddisfatte siamo in una condizione di grave indigenza, la popolazione cresce ed è affamata, se può si sposta per trovare cibo, dalle zone periferiche alle città e poi ancora più in là cercando di raggiungere paesi nei quali spera ti poter avere un futuro decisamente migliore. Ciò produce movimenti migratori, potenzialmente di grande portata, ad esempio tra l'Africa e l'Europa, come quelli che hanno preso piede negli ultimi dieci anni, drammaticamente sino ai nostri giorni.

Ciò che vi vorrei invitare a considerare è una soluzione non più  utopistica, già realizzata da alcuni paesi (China, India, Quatar...) per scopi e con spirito diverso da quello che propongo nelle poche righe seguenti, ma utile per cominciare a ragionare in termini positivi e tentare di trovare una possibile soluzione, una prospettiva possibile, ai problemi economici dei paesi in via di sviluppo a noi più vicini.

Le imperfezioni del nostro mondo sono legate ai processi politico-decisionali più che alle possibilità concrete di realizzazione di progetti sofisticati e solo apparentemente impossibili. L’importante è scorgere una prospettiva, convincersi dell’utilità comune e della possibilità di un progresso controllabile e raggiungibile.

Se si cominciasse a ragionare sui problemi globali come se si trattasse di sfide scientifiche come la costruzione di un super acceleratore o di una navetta spaziale, o ancora se si pensasse di frenare per qualche anno le spese mondiali in armamenti si potrebbero finanziare molte soluzioni possibili che diventerebbero istanze animate da lungimiranza più che dall’utopia.

Ho sempre pensato che il Nord-Africa sia adatto alla realizzazione di nuovi insediamenti urbani costieri. Insediamenti di nuova concezione, altamente sostenibili e tecnologici, con elevata indipendenza idrica (dissalatori e impianti di trattamento delle acque reflue) ed energetica senza combustibili fossili (torri solari o concentratori a specchi parabolici). Se i governi degli stati africani che si affacciano sul Mediterraneo (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto ma anche il Sudan) riuscissero ad accordarsi con l'Europa gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada ma anche con gli Emirati Arabi,  la Cina,  l’India, il Giappone, la Russia… (e con il resto del mondo sviluppato), si potrebbe pensare di costruire, dal nulla, cinque o sei nuove città (anche integrate con l'esistente), progettate seguendo i più moderni standard di compatibilità ambientale, sfruttando le migliori conoscenze tecniche e scientifiche a disposizione e tenendo conto di tutti i possibili fattori che influenzano le attività di sviluppo umano sostenibile. In altri termini si potrebbero materializzare in breve tempo tutte quelle soluzioni tecnologiche che giacciono in fondo ai cassetti delle università e delle imprese occidentali, senza mai avere visto la luce, in un progetto unitario, lungimirante e orientato all’efficienza e alla razionalità, orientato alla celebrazione di un nuovo millennio di Pace e prosperità comune.

 

 

Un simile progetto potrebbe diventare un laboratorio vivente per sperimentare una implementazione ad alta densità di intelligenza che potrebbe fornire degli elementi di grande rilievo per un'espansione di una visione pragmatica indirizzata verso un impiego massiccio di conoscenza per ottimizzare e rendere efficienti i processi di sviluppo umani, realizzando un "ottimo locale della popolazione" che potrebbe prosperare e indicare la via per un modello realistico di ricostruzione del vecchio mondo (leggi l'Europa) a partire dall'urbanistica e dalle soluzioni tecnologiche per una piena sostenibilità. Concepire città moderne e sostenibili significa rielaborare, alla luce delle attuali conoscenze, tutte le attività umane, riproponendone il progetto sul territorio secondo i più efficienti ed efficaci sistemi tecnologici disponibili, seguendo i dettami psicologici, sociologici e logistici appresi in millenni di storia dell'umanità.

Il presupposto principale è ancora una volta la volontà di realizzarlo.

 

Presupposto principale: volontà politica internazionale di riduzione degli investimenti in armamenti e riconversione di parte dell’industria bellica in un’industria finalizzata alla realizzazione di estesi progetti di urbanistica sostenibile e infrastrutture di grosse dimensioni (in pratica favorire il recupero di parte di guadagni mancati in redditività dei progetti dovuti ai nuovi investimenti)

 

In sintesi:

  • in accordo con le esigenze dei governi beneficiari, proporre la costruzione di sei nuovi insediamenti (nuove città) localizzati in Nord-Africa e collegati tra loro da reti ferroviarie ad alta velocità, finanziati e concepiti come progetti scientifici internazionali per trovare soluzioni di sviluppo planetario sostenibile;
  • proporre la realizzazione di strutture e servizi capaci di accogliere una popolazione residente nel Nord-Africa molto maggiore dell'attuale (x10); realizzare l'indipendenza idrica, energetica, servizi urbani avanzati e reti elettriche di comunicazione e mobilità abitazioni, ospedali, scuole, uffici... in strutture altamente efficienti e di moderna concezione.

 

Possiamo pensare tutte le soluzioni che ci vengono in mente come:

  • proporre l’utilizzo di risorse e materie prime prevalentemente locali (anche con interscambi e camere di compensazione finanziaria tra paesi confinanti per favorire la collaborazione) e manodopera locale con accordi bilaterali con i paesi beneficiari; collaborando con i tecnici e le istituzioni locali per la formazione di personale specializzato durante la realizzazione dei progetti, come se si trattasse di un’opera monumentale o di un progetto scientifico internazionale di grandi dimensioni;
  • coinvolgere progettisti e architetti internazionali per realizzare quartieri innovativi tra futuro e tradizione indicendo concorsi per stimolare la creatività utilizzando la tecnologia esistente;
  • coinvolgere le università internazionali e i servizi di volontariato, pianificando l’avvicendamento nei luoghi di lavoro e nei cantieri per la realizzazione del primo progetto mondiale di cooperazione e pianificazione a lungo termine (strategica), per lo sviluppo e la sostenibilità ambientale ed economica del Nord-Africa;
  • concepire architetture di pianificazione urbanistica legate alle tradizioni locali, modulari ed espandibili nel tempo (prevedere e pianificare e progettare lo sviluppo futuro), con reti viarie e  di accesso all’acqua, all’energia e ai servizi facilmente manutenibili e duraturi;
  • negoziare un ritorno di parte dell’investimento in relazione alla produttività futura dei territori infrastrutturati e relazioni di collaborazione nel rispetto delle tradizioni locali;
  • prevedere raccolte di fondi internazionali per progetti concreti e aiuti allo sviluppo del Nord-Africa (crowd funding)

 

Principali vie di accesso all’Europa dall’Africa (United Nations/Frontex).

 

 

Confronto del PIL tra Eurozona e Africa  Sub-Sahariana (Banca Mondiale, 2005).

 

Effetti attesi:

  • stabilizzazione della popolazione del  Nord Africa e riduzione dell'immigrazione verso l’Europa
  • elevazione della capacità produttiva africana
  • elevazione dell'istruzione media africana
  • maggiore efficacia delle campagne di controllo delle nascite (recepimento delle politiche)
  • diminuzione dell'indice di fertilità
  • diminuzione dell'indice di mortalità
  • razionalizzazione, ottimizzazione e stabilizzazione dei consumi
  • migrazione inversa per effetto degli elevati servizi e del clima (dall'Europa al Nord-Africa)
  • aumento dell'integrazione tra Europa e Nord-Africa nella costruzione di un modello di sviluppo comune nel rispetto delle tradizioni locali e delle prerogative laiche  e religiose dei modelli culturali prevalenti e della tutela delle minoranze
  • investimenti delle società, a livello internazionale (e in particolare europee), in lavoro e cooperazione

 

Mi fermo qui per non tediarvi ulteriormente, ma sono certo che riflettendo ognuno potrà trovare in questo suggerimento provocatorio una concreta possibilità, non più un’utopia, e soprattutto un grande numero di implicazioni positive. Ma le idee non camminano da sole, è necessario essere convinti che un modo diverso di impostare le relazioni internazionali sia possibile e dare forma a questa convinzione con azioni politiche organizzate, decise e condivise, con una pressione costante e di intensità crescente e programmata, come un'opera sinfonica che faccia risuonare la volontà di Pace in ogni luogo, soprattutto dove continuano a risuonare gli echi di nuove guerre.



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