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L’indipendenza energetica dei territori - Guerra economica

È chiaro che l'enorme massa di denaro proveniente dalle speculazioni finanziarie si riverserà in tutto il mondo per acquistare beni materiali, e la terra è in cima alla lista (seguita dalle strutture immobiliari, case e palazzi).

Compreranno la terra (e lo stanno già facendo) con la promessa di ripagarla in futuro. Questo è il punto cruciale, sono urgenti proposte giuridiche che blocchino questo scempio! È a tutti gli effetti una guerra economica, non differente dalla guerra reale: l’obiettivo e il dominio totale sulle risorse materiali e immateriali legate ai territori, l’obiettivo è condizionare la storia futura dei territori. Il risultato di una guerra è “la morte” (impoverimento) della popolazione, “la deportazione” (allontanamento delle persone dal territorio di origine, ad iniziare dai giovani) e infine l’asservimento di chi resta (i più deboli e gli anziani) a logiche slegate completamente dalla storia e dalla nostra tradizione culturale (perché legate ad altre tradizioni e storie, straniere alla cultura dei nostri territori). Il nodo cruciale sta nella gestione delle risorse da parte delle popolazioni dei territori, senza intermediari, o con società miste (pubblico e privato) vincolate strettamente alla volontà delle popolazioni (senza demonizzare il privato che ha competenze e risorse da mettere al servizio della comunità e che dovranno essere remunerate con equilibrio e giustizia, senza danneggiare le comunità per il capriccio di pochi). 

Dobbiamo trovare soluzioni che soddisfino le esigenze delle popolazioni e contemporanemente permettano alle imprese di generare valore aggiunto senza deturpare il paesaggio e specare le risorse, senza appropriarsi dei beni comuni delle nostre comunità che in definitiva sono parte della nostra identità, storia, cultura e tradizione: beni inestimabili da tramandare e difendere.

Non sono le fonti rinnovabili a non essere ecologiche e ad essere inutili, le fonti rinnovabili sono la salvezza dei territori marginali come i nostri perchè possono renderci autonomi dai produttori di fonti fossili! Non c'è contesto che possa variare di una virgola questo che per ora è un punto fermo. In futuro, nuove tecnologie potranno permettere di cambiare le cose (fusione? idrogeno?). Chi vivrà vedrà.

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Tratto dal Report BES 2013 (CNEL-ISTAT)


Le parole che non sono ancorate ai fatti non hanno più valore ma per spiegare le ragioni di una scelta le parole sono importanti, bisogna avere la responsabilità di parlare con chiarezza senza disinformare e demonizzare, perché c'è chi continua a parlare di "carbone pulito" (che per me è un assurdo ossimoro) per rifilarci impianti di stoccaggio della CO2 e c’è chi vuole piazzare le centrali nucleari sotto casa nostra (per usare un eufemismo), perché i nostri territori non sono sismici e c’è anche chi vorrebbe trivellare i terreni fertili dell’oristanese per "cavare" gas e petrolio.

Siamo una delle regioni europee a maggiore insolazione annua! Se non saremo noi (governo regionale e investitori locali) qualcuno verrà a comprare i terreni e a fare a pezzi il territorio per produrre energia e rivenderla.

 

Rifkin 

La Sardegna sarà come il Texas del secolo scorso (arena di scontro per l'appropriazione delle terre). Jeremy Rifkin (già consulente della comunità europea per le politiche energetiche) paragona l'Italia all'Arabia Saudita e non ha tutti i torti, ma se le azioni normative regionali non saranno appropriate rischiamo che neppure la polvere e le scorie, in futuro, apparterranno ai sardi! 

Non vorrei che continuando a definire gli impianti solari come mostri che stuprano il paesaggio e le torri eoliche mostri che inquinano la visuale si perdesse di vista il vero problema che è quello di una carente legislazione regionale che non limita abbastanza e con maggiore chiarezza la proliferazione delle azioni speculative di investitori senza scrupoli e non favorisce progetti che siano realmente in linea con le esigenze delle popolazioni locali. 

La strada che vedo chiaramente è una sola ed ha a che fare con lo sfuttamento razionale e programmato di aree da bonificare o già bonificate dislocate in posizioni chiaramente individuabili dagli enti locali e dalle popolazioni e la realizzazione di centrali solari e/o eoliche (o altro) con una larga partecipazione pubblica e una quota minoritaria privata. Privato che non dovrebbe decidere niente sulle localizzazione degli impianti ma partecipare agli investimenti e proporzionalmente agli utili.

Ho semplificato ma penso che abbiamo bisogno di pensare a proposte concrete per il futuro dei territori e, ora più che mai, di fermare lo scempio senza demonizzare le strutture tecnologiche che ci permetteranno di essere autonomi in futuro.

Tecniche di riduzione della CO2

Tratto da  "CO2: nessun progresso senza cambiamento".

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Commenti   

 
+2 # Gianfranco 2014-10-05 08:09
L'energia più ecologica è quella che non si consuma, perchè in Italia che abbiamo un patrimonio edilizio che è un colabrodo energeticamente non partre una grande campagna di riqualificazion e degli imoobili pubblici e privati?
Ne trarrebero benefici sia gli abitanti nel portafoglio e nella salubrità degli ambienti e sia lo stato che taglierebbe di due ordinii di grandezza le importazioni di gas e petrolio.
Gianfranco
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