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L’indipendenza energetica dei territori

«Bisogna cercare di scrivere in modo che le cose che scriviamo, anche se pensiamo che le leggeranno in pochi, parlino forte e chiaro ovunque siano lette-» (John Berger)


Si fa alta la giusta voce di protesta contro le speculazioni a danno delle popolazione e dei territori a causa di ingenti e irrazionali investimenti, in acquisizioni terriere (per la realizzazione di impianti per la generazione di energia da fonte rinnovabile) e, in particolare, di centrali e serre solari fotovoltaiche, termodinamiche (con concentratori a specchio parabolico) e eoliche in Sardegna. Spiegare, le ragioni dell'opposizione a questi investimenti, alla popolazione non è semplice. Chi specula  fa leva sull'ignoranza diffusa che facilita la confusione tra investimenti per il lavoro e appropriazione materiale.

Dobbiamo maturare una mentalità nuova, non meno determinata ma più coraggiosa, per spiegare qual è la reale volontà di chi si vuole appropriare delle terre per mettere a frutto i propri propositi lucrativi, ossia guadagnare alle spalle delle comunità (sfruttando le agevolazioni pubbliche), senza garantire vantaggi tangibili e misurabili alle comunità attuali e future.

Il denaro è solo il mediatore di una negoziazione, la promessa di pagare risorse materiali e servizi in futuro, solo una promessa che potrebbe essere disattesa. Il denaro non è una merce (anche se viene trattato come tale da una mentalità da usurai imposta dal sistema economico attuale), non ha valore in se ma solo se messo in relazione con altre promesse (“pagherò”) di restituzione di prodotti o di servizi.

Se le promesse (denaro circolante) sono largamente maggiori dei beni e dei servizi disponibili è facilmente comprensibile a tutti che ci sarà una grossa fetta di promesse che non potranno essere mantenute in futuro!

Vogliamo far pagare gli errori attuali alle generazioni future? Mettere in circolazione promesse che, sappiamo a priori, non potranno essere mantenute in futuro, significa in concreto, ipotecare il futuro di figli e nipoti. Erodere le risorse necessarie a garantirgli un futuro pacifico. Significa in definitiva, creare le basi per un aumento futuro dei conflitti per l'appropriazione delle risorse che sono scarse e perciò contese. Significa ipotecare la Pace futura in cambio del benessere e della “bella vita”, temporanea, di pochi individui. È importante che questo punto, per quanto possa apparire astratto, sia ben chiaro!

Oggi siamo in questa situazione: il denaro non è legato a un corrispettivo di beni materiali perché c'è chi per anni ha generato denaro dal nulla (ossia slegato dal valore reale delle merci disponibili), moltiplicato dagli interessi composti e dai meccanismi inflazionistici.

L'alternativa è semplice e pazzesca allo stesso tempo: creare meccanismi di valuta alternativi e legati ai territori dove si sviluppano le attività produttive, concentrare le attività produttive vitali in prossimità dei territori che le animano, impiegare per lo più manodopera strettamente legata al territorio (a bassa mobilità), valorizzare le risorse umane del territorio ed esportare merci e servizi, non le risorse umane. Esattamente il contrario di ciò che viene imposto dai meccanismi di globalizzazione, esattamente quello che fanno i paesi emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina).

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Commenti   

 
+2 # Gianfranco 2014-10-05 08:09
L'energia più ecologica è quella che non si consuma, perchè in Italia che abbiamo un patrimonio edilizio che è un colabrodo energeticamente non partre una grande campagna di riqualificazion e degli imoobili pubblici e privati?
Ne trarrebero benefici sia gli abitanti nel portafoglio e nella salubrità degli ambienti e sia lo stato che taglierebbe di due ordinii di grandezza le importazioni di gas e petrolio.
Gianfranco
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