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Quale democrazia? - I limiti della democrazia

I limiti della democrazia surrogata

La democrazia come la intendiamo oggi, quella della società post-moderna per intenderci, non è democrazia. Nella migliore delle ipotesi si tratta di oligarchia (o meglio ancora poliarchia, il risultato della guerra tra gruppi organizzati il cui fine è la conquista del potere) ma spesso è anch’essa una maschera della tirannide dei capitali (accordo segreto tra oligarchie) prodotta dal capitalismo e dalla mancata regolazione, da parte degli stati "democratici", dell’accumulo privato di capitali ai danni dell’intera comunità (si pensi alle questioni ambientali) e contro il bene comune.

Come è possibile che una comunità, una società democratica o uno Stato permetta ed agevoli l’accumulo di capitale, da parte di una sola impresa privata, di entità superiore a quella della somma delle quantità accumulate dal resto della comunità e di valore a volte paragonabile con la produzione annua di un'intera nazione? Come è possibile che non si consideri quest’aberrazione mostruosa? Come è possibile che non si consideri una situazione di questo tipo pericolosa per la democrazia al pari del terrorismo?

Tassare la finanza (Scenari, RaiNews)   



Un'idea di comunità democratica è quella di un’organizzazione equilibrata ed armoniosa nella quale mezzi materiali ed intellettuali siano distribuiti secondo le disponibilità, le capacità e le necessità dei singoli, senza eccessi che ne possano compromettere lo sviluppo armonioso ed equilibrato e minare ogni speranza di sviluppo futuro. Se questa è una sintesi concettuale di quanto desideriamo ottenere è chiaro che siamo lontani dalla realizzazione dello stato democratico e non per mancanza di mezzi e progetti ma per una precisa volontà di squilibrio mantenuta in piedi dalle oligarchie economiche dominanti, costantemente protese al mantenimento del potere fine a se stesso e al conseguente rallentamento del progresso umano.

Questa situazione si riflette prepotentemente sulle nostre semplici esistenze, sulla nostra vita quotidiana. L’accumulo di capitale infatti favorisce la creazione di monopoli, ossia concentrazione di interessi in mani di un’unica organizzazione o di più organizzazioni che si sono accordate tra loro per mantenere alto il prezzo di un prodotto (ad esempio petrolio, piuttosto che grano o soia) ed impedire la libera concorrenza finalizzata alla fornitura del prodotto migliore al migliore prezzo.
L’accumulo di capitale permette di realizzare forti investimenti (dumping) per contrastare le piccole aziende facendole fallire per poi assorbirle a basso costo ed aumentare la concentrazione e l’accentramento di potere e, contemporaneamente, delocalizzare gli impianti ed il lavoro per fare perdere le tracce del potere che li governa: tutto ciò anche e soprattutto attraverso i grossi investimenti nei mercati finanziari.

L’accumulo di capitale permette di investire in pubblicità e in controllo dell’informazione (editoria, giornali, radio e televisione, cinema, Internet) ed influenzare le scelte e le abitudini di grosse masse ed incrementare ancora di più la concentrazione di capitale in poche mani.


 Più democrazia (Noam Chomsky)


Ciò di cui non abbiamo ancora una sensazione, o meglio una comprensione diffusa, è che l’accumulo di capitale in poche mani garantisce un potere assoluto su intere comunità al pari dello statalismo comunista, dei regimi fascisti o di quelli integralisti religiosi. Non meno di quelle forma di totalitarismo che hanno prevalso in varie fasi della storia dell’umanità, queste moderne forme di totalitarismo hanno la capacità di conservarsi e riprodursi come un virus danneggiando le risorse e degradando la società, reificandola (rendendola un oggetto) e smerciandola al fine di nuovo accumulo e conservazione del potere.

Questa forma degradata di capitalismo farebbe di certo rabbrividire John Maynard Keynes perché non mira al bene comune, filtra le informazioni ad uso e consumo di una minoranza inficiando l’efficienza del processo decisionale che va a vantaggio di pochi e a svantaggio dei più. Potremo dire che non mira all’efficienza del sistema mondo nella sua complessità ma neanche a quello della minoranza che tenta di garantire perché semplifica le problematiche tentando di aggirarle senza risolverle e perciò a lungo termine è possibile immaginare e calcolare scenari di reale degrado economico anche delle aree economiche attualmente ricche.

 

Bibliografia

  1. Gustavo Zagrebelsky, Contro l'etica della verità, Cap. XXVIII, p. 153-154, Editori Laterza (2008)
  2. Gustavo Zagrebelsky, Imparare democrazia, Einaudi (2007)
  3. Antonio Gramsci, I quaderni del carcere, Quaderno 5 (IX, 1930-32) pag. 543, Einaudi Torino (1975)
  4. Antonio Gramsci, Passato e presente, III edizione, Roma Editori Riuniti (1996)
  5. Luciano Canfora, La democrazia 'Storia di un'ideologia', Laterza (2004)
  6. Noam Chomsky, Capire il potere, Marco Tropea Editore (2002)
  7. Giuseppe Maranini, Storia del potere in Italia, Corbaccio (1995)
  8. Bruno Bongiovanni e Nicola Tranfaglia (A cura di), Le classi dirigenti nella storia d'Italia, Laterza (2006)
  9. Herbert Marcuse, L'uomo a una dimensione, Einaudi (1967)
  10. Remo Bodei, Geometria delle passioni, Feltrinelli (1991)
  11. Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza (2000)
  12. Giovanni Sartori, La democrazia in trenta lezioni, Mondadori (2009)
  13. David Rothkopf, Superclass, Mondadori (2008)

 

 


    
 

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