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Quale democrazia? - Il fantasma della democrazia

«Il metodo democratico è quell’accorgimento istituzionale per arrivare a decisioni politiche in virtù del quale alcune persone acquistano il potere di decidere mediante una lotta competitiva per il voto popolare.» (Joseph Schumpeter, "Capitalismo, socialismo e democrazia" 1954)


Il fantasma della democrazia

A tutti sono chiari gli effetti di ciò che chiamiamo democrazia nel suo assetto capitalista: c’è una sola torta, il 90% della quale va al 10% dei convitati. L’importante è che la torta sia abbastanza grande da far apparire al 90% dei convitati l’invito soddisfacente. Peccato che la torta sia fatta con uova, latte e farina di quel 90% cui spetta il 10% del prodotto finito. L’esempio è volutamente scarno e non vuole cogliere aspetti determinanti come la cosiddetta mobilità sociale, che rappresenta un indice importantissimo per misurare la rigidità del sistema ai cambiamenti nella direzione o contro una più equa distribuzione delle risorse.

È chiaro che la parola democrazia sarebbe una parola vuota di significato se non comprendesse una precisa politica economica e non fosse supportata da atti di governo precisi che, nella mia personale visione del mondo, vanno da un'equa distribuzione delle risorse su tutta la popolazione alla garanzia della mobilità tra classi sociali e delle pari opportunità di accesso alle medesime.

Una democrazia, nel suo moderno significato, rappresenta la possibilità di essere utili alla comunità per meriti guadagnati sul campo e non per ceto o censo, nel suo percorso di miglioramento continuo.

Ciò che emerge con forza da queste poche righe volutamente semplificate ma non semplicistiche è che la componente principale del potere in atto, ossia quello acquisito tramite quell’accorgimento istituzionale che porta dei gruppi minoritari a competere per il potere (metodo democratico), non è di per se stesso democratico. Neppure se è presente una forte Costituzione e degli organismi di controllo. Il punto debole è legislativo. Se non esiste un corpo di norme precise che tutelano la legittimità democratica dei risultati politici del potere in atto, cade ogni possibilità di stabilizzazione del processo di evoluzione democratica e ritorna lo spettro della barbarie.


 

Facciamo degli esempi concreti.

Se uno Stato con una costituzione repubblicana come la nostra permette le concentrazioni editoriali e blocca l’informazione rendendola omogenea, questo a lungo andare porterà conseguenze devastanti e una tirannide certa, anche se non tutti saranno in grado di riconoscerla.

Se uno Stato con una costituzione repubblicana come la nostra permette concentrazioni di capitale illimitate, creerà dei competitori economici per il potere totale e dominio sullo Stato con conseguenze devastanti e una tirannide certa.

Se uno Stato con una costituzione repubblicana come la nostra dà mano libera all’occupazione di importanti cariche nell’amministrazione pubblica da parte di chi ha evidenti interessi personali nella realizzazione dell’azione politica e le manifesta con atti concreti, misurabili e certi, ciò porterà conseguenze devastanti e favorirà il potenziamento di fazioni e consorterie, già forti ed operanti, mosse esclusivamente da interessi di dominio e sopraffazione tirannica e completamente disinteressate al progresso democratico. Nelle valutazioni politiche i fatti concreti devono contare più delle parole, volatili e illusorie.


Sandro Pertini su libertà, democrazia e fascismo.
«Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.» (Sandro Pertini, VII Presidente della Repubblica italiana).

 

Come è possibile che i moderni stati repubblicani e le democrazie parlamentari europee non pongano regole rigide per limitare il dominio di azione a chiunque possa minare, economicamente e/o culturalmente, il progresso di una civiltà fondata sul metodo democratico? Non è anche questo terrorismo contro lo Stato?

Come è possibile che possano esistere limitazioni all’esercizio del diritto di espressione come quelle presenti in Italia. La presenza di un Ordine dei giornalisti che ha la sola reale funzione di omogeneizzare l’informazione e ridurre banalizzando il livello dei dibattiti per orientare le masse verso un pensiero unico che di fatto è l’inizio della tirannide mediatica. Non è anche questo terrorismo contro lo Stato? La responsabilità del giudizio politico e l'espressione del pensiero è una responsabilità personale che deve essere tutelata in uno Stato che dichiara di essere democratico o ispirato da principi democratici e non ha bisogno di logge o consorterie ma solo di leggi chiare. 

Come è possibile che stati repubblicani e democrazie parlamentari europee possano permettere che singoli gruppi di potere economico capitalista accumulino profitti superiori a quelli di un’intera nazione. Ciò di fatto porta alla costruzione di imperi monopolistici proprio come quelli delle dittature staliniste dell’unione sovietica e nazi-fasciste europee. Spesso la costruzione di questi imperi viene realizzata con le risorse ed il lavoro di intere generazioni di operai, impiegati e tecnici per lo Stato, ossia per il bene comune, e poi svenduti (privatizzati) per il bene di pochi, anche se si tratta di aziende strategiche per il mantenimento della struttura e dei servizi di amministrazione di un'intera nazione: si pensi alla sanità o alla pubblica istruzione per non parlare dei settori dell’energia e delle telecomunicazioni.

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