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La fiducia tradita

«È più facile dire il credibile che il vero. Spesso si tenta di far credere ciò che non si può dimostrare. Ci si appella allora al proprio amore per la verità. Purtroppo non sempre il vero è il verosimile. Spesso ci vuole l'aiuto di qualche piccola bugia perché il vero sia anche verosimile. Così si comincia a mentire nel momento in cui si riscuote la fiducia solo appellandosi a una veridicità a tutta prova. Me-ti diceva: è più cauto da parte mia fare sì che il mio amico possa credere a se stesso piuttosto che a me». (Bertolt Brecht, Il libro delle svolte, Einaudi 1970)


Come le classi dirigenti del nostro paese hanno tradito il patto di rappresentanza con i cittadini e compromesso il futuro delle nuove generazioni.

L'attuale crisi finanziaria delle economie globalizzate, naturale o costruita che sia, segna la storia delle democrazie occidentali sotto il segno della sfiducia per le classi dirigenti, per le banche e per i detentori del potere  economico e politico.

Cosa ha messo in evidenza l'evoluzione della crisi dal secondo dopoguerra ad oggi? Qual è l'elemento marcatamente preponderante? Quello che lo distingue da quel passato con il quale deve fare i conti?

 

Il liberalismo economico implementato dal capitalismo ha rivendicato la sua capacità intrinseca di risolvere i problemi dell'umanità meglio del comunismo e delle sue dittature, meglio del socialismo con le sue deviazioni autoritarie e, per un verso, ha avuto ragione. Lo scambio delle merci, la varietà delle produzioni, la razionalizzazione dei processi di produzione e gli usi del capitale e del lavoro danno un senso a tutto questo, ma solo sino ad un certo punto.

La demolizione degli equilibri tra capitale e beni materiali, rappresentato dalla parità aurea, ha creato il mostro (con Bretton Woods e lo Smithsonian Agreement  lo standard aureo fu  sostituito da un "non sistema" di cambi flessibili). La moneta diventa una merce a tutti gli effetti. Cosa fa guadagnare di più tra investimenti in capitale e lavoro e il gioco d'azzardo finanziario? Cosa rompe la fiducia tra banche e operatori economici, fornitori di lavoro, imprenditori e investitori di capitali?

Il potenziale guadagno senza lavoro, la generazione di utili dal nulla (tassi d'interesse, usura), prevaricazione e malgoverno dell'economia e della finanza: non più progetti ma scommesse, anche con denaro pubblico!



Ciò che è cambiato è il rapporto di fiducia tra la classe dirigente e la popolazione, tra eletti e elettori, tra rappresentanti e rappresentati, ma con una logica dell'ottocento diremo più semplicemente e efficacemente tra sfruttatori e sfruttati.

Il sistema collassa, il monetarismo balordo senza punto d'appoggio (parità aurea) crolla come una (o due) torri di carta; il sistema non ha più memoria dei suoi debiti e li ha resi inesigibili. L'immensa massa di denaro circolante come una marea di fango si riversa sui mercati in cerca di beni che altrimenti la trasformerebbero in carta straccia anzi nel nulla, in cifre intangibili perché immateriali e perciò falsificabili.

Il denaro ha senso se è legato ai beni reali che pagherebbero il debito che rappresenta, ed è efficace solo se vincolato agli scambi e alla sua circolazione, attraverso il ciclo monetario, e quindi agli investimenti in lavoro e produzione di beni e servizi.

La proliferazione della moneta collassa il sistema, come ampiamente predetto da più economisti del secolo scorso, più o meno maledetti. L'ingordigia e la furberia di un sistema di sfruttamento facile facile sono allettanti, più della fiducia chiesta dai governi al popolo ed ora, con la concentrazione di capitali, il mondo torna saldamente nelle mani di una ristretta élite.

Dal punto di vista politico torniamo indietro di oltre un secolo, ma tutto è invisibile ai più.

La ricchezza delle famiglie italiane (Copyright Il sole 24ore) 


La concentrazione di capitali falsifica il mercato azionario, favorisce la concentrazione di potere dei distributori di merci che a sua volta distrugge il piccolo commercio, annulla il mercato competitivo che aveva creato, come garante dei meccanismi autoregolatori di concorrenza, stimolando il peggioramento della qualità dei prodotti e aumentando i prezzi dei prodotti al consumo, abbassando i margini destinati ai produttori (di chi lavora i campi, alleva gli animali o gestisce piccole imprese) per aumentare il profitto e creare nuovi oligopoli e concentrazione di ricchezza. Tutto è profitto, il consumo diventa una divinità e i consumatori vengono disumanizzati e domati con tecniche sofisticate che li rendono schiavi delle loro scelte presunte.

È iniziata l'era del dominio sulle coscienze: informazione omogenea e omogeneizzata dei media ora anche digitali, con l'intermediazione dei social network che registrano, comparano, memorizzano e analizzano, con le carte fedeltà dei supermercati che conoscono i tuoi gusti meglio di te stesso che agisci inconsciamente, della televisione digitale che potenzialmente può produrre programmi su misura (grazie alla possibilità illimitate di manipolazione dell'informazione elettronica), sostituendo il broadcast col multicast, ovvero non più uno stesso segnale per tutti ma gruppi di segnali (anche poco diversi tra loro) per gruppi di utenti omogenei in qualche senso. Gli RFID che seguono i prodotti ovunque si spostino e così anche chi li ha acquistati e i GPS per la rilevazione della posizione da satellite. E così pure la telefonia mobile e i computer integrati in tali dispositivi. Catalogano consumi e abitudini, letture, interessi, spostamenti. 

Il futuro che ci attende è quello della manipolazione personalizzata, ed è già in atto.

È stato tradito il patto tra classi dirigenti e popolazione, tra chi doveva guidare il mondo (e lo fa in modo invisibile) e il resto della popolazione. In un'orgia di sprechi e di consumismo sfrenato si è preferito praticare la via della produzione senza limite, dell'obsolescenza controllata e anticipata dei prodotti (si pensi all'elettronica di consumo), della scadenza delle sementi (brevetti biologici e OGM), contaminando i raccolti tradizionali con semi sterili e stagionali. Il tutto orientato all'accumulo di denaro senza limite e senza valore visto che non tutti quei numeri su un conto hanno un corrispettivo materiale nel mondo reale attuale e neppure in un mondo futuro.

Le popolazioni locali legate ai territori hanno il dovere di attuare politiche di sviluppo improntate alla moderna produzione agricola, al recupero delle risorse, al risparmio dell'acqua e dell'energia, alla produzione di energia da fonte rinnovabile a garantire la disponibilità d'acqua potabile per l'agricoltura e gli usi civili.

Non è più tempo di aspettare. Le politiche pubbliche devono essere attivate al più presto se non vogliamo compromettere lo sviluppo futuro dei nostri territori.

Le promesse di sviluppo e di partecipazione popolare sono state ancora una volta avvilite. Il governo passato incolpa il presente, le responsabilità politiche vengono mascherate da buoni propositi per il futuro. I piani territoriali tardano a farsi strada anche con un governo consociativo: brutto segno in tempi difficili come questi.


 Distribuzione della ricchezza in Italia

Immagine tratta da www.abcrisparmio.it

 

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Documentari

  1. Katerina Kitidi e Aris Hatzistefano - Debtocracy - Grecia 2011
  2. Peter Joseph - Zeitgeist: Moving Forward – USA 2011
  3. Charles Ferguson - Inside Job - USA 2010
  4. Michael Moore - Capitalism: a love story - USA 2009
  5. Yann Arthus-Bertrand - Home - Francia 2009
  6. Peter Joseph - Zeitgeist Addendum – USA 2008
  7. Fernando E. Solanas - La dignità degli ultimi - Argentina Brasile Svizzera 2005
  8. Fernando E. Solanas - Diario del saccheggio - Argentina 2004
  9. Naomi Klein e Avi Lewis - The Take 'La presa' - Canada 2004
  10. Mark Achbar e Jennifer Abbott - The Corporation- Canada 2003

  

Film e fiction

  1. Curtis Hanson - Too Big to Fail 'Il crollo dei giganti' - USA 2011
  2. Oliver Stone - Wall Street 'Il denaro non dorme mai' - USA 2010
  3. Oliver Stone - Wall Street - USA 1987
  4. Alan J. Pakula - Il volto dei potenti (Rollover) - USA 1981


 
 

     

 

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