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Cinema: finzione e realtà - Totalitarismo e fascismo


Liberamente ispirato al racconto tratto da "Cinque storie ferraresi" col quale Giorgio Bassani vinse il Premio Strega nel 1956, "Una notte del '43" diventa il film di Florestano Vancini "La lunga notte del '43, 1960". In una Ferrara avvolta dalla nebbia, fredda e cupa, abitata da spettri di oppressione e di guerra, nel novembre del 1943 dalla finestra della sua abitazione sopra l'omonima farmacia, il dottor Pino Barilari osserva con attenzione la monotona vita cittadina. Costretto a casa da una malattia, brucia i suoi giorni osservando con sarcasmo e cinismo gli eventi che stanno affossando l'Italia fascista prima della disfatta. Una notte è testimone incredulo e spaventato di una strage fascista (rievocazione dell'eccidio del 15 novembre 1943 a Ferrara). Le sue esperienze gli faranno capire che, alla fine della guerra, nulla sarà cambiato.

 

Vancini Florestano - La lunga notte del '43 - Italia 1960

 

"Ogro, 1980" tratta gli avvenimenti spagnoli del 1973 relativi all'attentato all'ammiraglio Luis Carrero Blanco da parte degli indipendentisti baschi dell'ETA. "Ogro" ossia orco, era il soprannome di Carrero Blanco, designato probabile successore di Francisco Franco alla dittatura. L'ETA aveva progettato il rapimento del gerarca franchista per ottenerne la liberazione di un centinaio di prigionieri politici. Nel frattempo l'ammiraglio viene designato alla presidenza del consiglio dei ministri del governo spagnolo e allora decidono di eliminarlo. L'attentato viene raccontato da Pontecorvo con dovizia di particolari come un documento che raccoglie testimonianze di verità storica.

 

Pontecorvo Gillo - Ogro (Operación Ogro) - Spagna Italia Francia 1979 


L'ossessione allegorica di Pier Paolo Pasolini in "Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975" è difficile da dimenticare. Lo Stato fascista generato dalla commistione di interessi e di potere, rappresentato dal Duca, l'Eccellenza, il Presidente e il Monsignore, maschere rispettivamente del potere monarchico/feudale, del potere dei burocrati, del potere dei dirigenti politici e del potere delle alte gerarchie ecclesiastiche, uniti dal solo intento di conservare questo potere con ogni mezzo, attuando le loro strategie per indebolire e umiliare il popolo, a partire dalle giovani generazioni, infinite volte, sino a piegare o a uccidere l'umanità ribelle che potrebbe covare in loro. Il film (vietato ai minori di 18 anni) esiste in tre versioni, delle quali la più breve (111 minuti) è la versione italiana censurata (esiste anche una versione integrale di 145 minuti). Durante la lavorazione vennero rubate alcune bobine e si è formulata l'ipotesi che Pasolini avesse incontrato uno dei suoi assassini proprio per recuperare tali bobine. Questo film, estremamente sgradevole alla prima visione, ha il pregio di materializzare il vero sentimento anti-fascista in maniera netta e viscerale, mettendo in luce i ruoli, gli scopi e le connivenze nell'attuazione del dominio degli uomini su altri uomini espresso dalle dittature e dai surrogati pseudo-democratici che mascherano il dominio assoluto sul mondo. 

Un altro importante film anti-fascista, sulla resistenza e sul sacrificio per la libertà, è il film di Giuliano Montaldo "L'Agnese va a morire, 1976", interpretato dall'attrice svedese Ingrid Tulin. Agnese è una staffetta partigiana nelle valli del Comacchio; sfida il pericolo con la speranza di un futuro migliore per se stessa e le sue genti. Per fare sopravvivere il gruppo di partigiani che protegge, dovrà uccidere e sarà a sua volta uccisa. 

Nel film d'esordio di Marco Tullio Giordana "Maledetti vi amerò, 1980", Svitol (Flavio Bucci) è un attivista politico che dopo cinque anni di esilio in America Latina, dove si era rifugiato credendo di essere ricercato per una denuncia per rissa e aggressione, rientra in Italia e la trova profondamente cambiata. Omologazione ovunque. I suoi vecchi amici, perlopiù imborghesiti dediti al commercio e alla cocaina o schiacciati dall'eroina. Nessun valore, nessun ideale (« (...) quando nella vita pubblica regna reciproca diffidenza in seguito all'influenza degli ignobili, ogni operare fecondo diventa impossibile (...) »). L'unico cui riconosce una sensibilità comune, seppure su versanti distinti, è il commissario di polizia che incontra al suo rientro. Svitol non si rassegna, non ritiene di essere saggio abbastanza (« (...) perciò il nobile sa che cosa deve fare in simili circostanze, nasconde i suoi pregi e si ritira in segretezza») e vuole un finale eroico che lo redima dalla inutile stagnazione della sua esistenza. Il film (il primo di Marco Tullio Giordana), malinconico e a tratti poetico, descrive il disagio di una generazione di fronte all'imbarbarimento dello scontro politico degli anni '70. Il film non è più in commercio da molti anni.

 

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