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Cinema: finzione e realtà - George Orwell

 

La falsificazione della storia che viene continuamente adeguata al potere assoluto dello Stato o delle organizzazioni sotterranee che ne condizionano e influenzano pesantemente il destino è uno dei temi cari a George Orwell e ben rappresentato nel film "Orwell 1984, 1984" di Michael Redford.

La paura della guerra perpetua, instillata dagli esperti di ingegneria sociale del sistema dittatoriale, la paura delle delazioni e del miserabile sistema di controllo perpetuato dalle classi dirigenti, per annullare ogni resistenza ed ogni via di scampo per gli individui, caratterizza lo stato distopico immaginato dallo scrittore britannico George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (1903-1950), che allora ben rappresentava la dittatura sovietica e che oggi potrebbe rappresentare, in forma iperbolica, alcuni regimi pseudo-democratici moderni. Il film, così come il romanzo, ha la forte valenza politica, liberale e democratica, della ricerca della libertà, ci fa rivivere l'emozione della soffocante repressione, il tormento psicologico e la tortura fisica (il letto di Procuste) che rimanda il pensiero dal gulag all'inquisizione seicentesca e ai campi di prigionia nazisti. La realtà modificata e distorta a piacere dal sistema di potere che condiziona, piega o spezza ogni resistenza e fagocita ogni energia per restituire la realtà immutata ed immutabile del controllo totalitario.

 

 

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