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Cos’è l’impronta ecologica - Esempio

Esempio 

Ad esempio, consideriamo il territorio del Sulcis-Iglesiente:

 

IEalimentare_poplazione = IEalimentare_individuo * PopSulcisI-glesiente = 4261 mq. eq. * 131 074 abitanti = 55851 ha. eq.

 

considerando la percentuale del 56% del territorio del Sulcis-Iglesiente come terreno agricolo (per semplificare abbiamo considerato la stessa percentuale valida su base regionale, altrimenti avremo dovuto reperire i dati statistici dalla regione o dall’ISTAT), il territorio agricolo arabile è approssimativamente pari a:

 

Aagricola = 0,56*1495 km2 = 837 km2 = 83700 ha. (essendo 1 km2  pari a 100 ha.)

 

Impronta Ecologica: terreno arabile consumato per la produzione di cibo

IEalimentare_SulcisI-glesiente = 4261 mq. eq. /10000 = 0,4261 ha. eq. pro capite (1 ha. = 10000 mq.)

 

Biocapacità: terreno arabile disponibile per la produzione di cibo

Biocapacità SulcisI-glesiente = Aagricola / PopSulcisI-glesiente = 83700 ha. / 131 074 abitanti = 0,6385 ha. eq. pro capite

 

In definitiva significa che, tenuto conto del solo comportamento alimentare, una popolazione come quella della zona considerata, con uno “stile di vita” medio come quello calcolato nell’ IEalimentare_individuo, risulta sostenibile infatti: 

Aagricola / IEalimentare_poplazione = 1,498 > 1

l’area necessaria per la produzione alimentare è 2/3 dell’area arabile complessiva

ovvero  Aagricola - IEalimentare_popolazione > 0 (il deficit è positivo). 

Se avessimo considerato tutti i consumi saremo passati a un’impronta x4 rispetto a quella alimentare che abbiamo calcolato (che rappresenta solo il 25% del fabbisogno di energia individuale: mentre il 65% è legato al riscaldamento/refrigerazione e alla mobilità/trasporto). 

Il calcolo e le considerazioni fatte sono a semplice titolo esemplificativo/illustrativo e vanno nella direzione di sviluppare capacità di valutazione di sostenibilità nelle nostre comunità. Valutare l’efficienza dei processi produttivi ci permette di capire qual è l’entità dello sforzo produttivo interno da mettere in atto per colmare il divario esistente tra consumi e produzione.

Nel caso specifico della Sardegna, la bassa popolazione e l’estensione dei terreni agricoli permettono di ben sperare, con politiche adeguate, in una evoluzione promettente per il futuro.

 

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