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La biblioteca: l'isola che non c'è - L'ignoranza

«Una_casa_senza_libreria_è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.» Edmondo De Amicis (Oneglia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) 


L'ignoranza genera altra ignoranza

Ciò che ci ha condotti fin qui è stata la mancanza di rispetto verso la conoscenza. Un disprezzo di tale gravità e portata che ha permesso di esaltare chi ha prodotto il degrado culturale del nostro territorio sino ad ora. La cittadinanza ha avvalorato la selezione di personaggi discutibili purché (apparentemente) presunti amici di questa o quella causa, di questa o quella combriccola che non ha ancora capito di avere prodotto disastri non facilmente rimediabili ed ora, riconoscibili da molti. Continuare a ignorare è per molti un vezzo che non avrebbe controindicazioni se avesse influenza solo sui singoli e non sull'intera comunità.

Chi ha paura della conoscenza?

C'è chi dice di avere a cuore il proprio territorio e poi difende strenuamente la causa nucleare, senza accorgersi che così facendo permetterebbe la costruzione di centrali inquinanti e mortali nel suo territorio, indicato da tutti come votato ad accogliere una tale pericolosa tecnologia perché zona non sismica. L'ignoranza ti fa uccidere il futuro dei tuoi stessi figli senza sapere cosa stai facendo perché ignori, alla fine, anche le conseguenze delle tue stesse azioni alle spese della tua stessa comunità. L'ignoranza ti fa accettare argomentazioni false e motivazioni alettanti, come "il posto di lavoro garantito nella nuova centrale nucleare sotto casa tua, proprio dove metteranno i rifiuti radioattivi, ovvero nelle vostre care miniere abbandonate in modo tale che potrete vivere degnamente coi vostri figli la metà della vita dei vostri nonni".

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C'è chi ha superbamente esaltato le sue opere per la comunità senza documentare in modo trasparente ogni sua azione, ogni sua scelta, in modo che tutti potessero ammirare il valore reale delle sue azioni in nome della comunità. Negare la trasparenza corrisponde alla volontà di mantenere in uno stato di ignoranza l'intera comunità, e questo aggiunge ombre anche sulle azioni guidate dalle migliori intenzioni.

C'è chi dice di amare e rispettare la "sua gente", la "sua città", ma poi appena messo nelle condizioni sfrutta la sua posizione di privilegio per fare assumere i propri figli dai consulenti e dalle istituzioni con le quali ha trattato in posizione di privilegio. E poi si scopre che non ha mai amato questa città, nella quale è dovuto venire per necessità, perché là, dov'è nato e vissuto, nessuno gli avrebbe affidato la sua fiducia. Mai.

Ma c'è chi ha capito che siamo in guerra. Per ora le nostre uniche armi sono la conoscenza e il dialogo, che usati opportunamente ci faranno scoprire nuove soluzioni ai problemi della comunità.

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