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La biblioteca: l'isola che non c'è

«Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza

Antonio Gramsci (Ales 1891 – Roma 1937) - Quaderno 14 da I quaderni del carcere, Quaderni 12-29. (1932-1935), Einaudi, Torino 1975

 

Un'officina del cambiamento

La nostra comunità ha sottovalutato la fatica dello studio, le difficoltà nell'acquisizione delle conoscenze necessarie per fare crescere e migliorare la comunità stessa. Il valore immenso dell'acquisizione di competenze immateriali, fondate sulla conoscenza, è stato sostituito da surrogati. L'apparire e la superstizione senza senso né misura sono i freni del progresso, le ruote sgonfie dell'agire razionale.

Ignorare alimenta l'ignoranza e così, piegati dalla volontà di dominio di chi ha accumulato secolari conoscenze e potere sul mondo, abbiamo scavato una fossa attorno alle comunità, un fossato medievale che isola il cittadino medio dall'immensa conoscenza accumulata nei secoli. In questo modo, il senso comune è sempre più distante dalla conoscenza dei metodi e dalle informazioni utili a migliorare profondamente la qualità della sua vita.

Ciò che arriva alle persone dalla scienza e dalla tecnica non sono informazioni che ne aumentano la consapevolezza ma solo prodotti, oggetti tecnologici che stimolano la smania di possesso, perché sono magici, ossia funzionano in modi oscuri. Inoltre le notevoli conoscenze della psicologia, della sociologia, della filosofia, della storia e in generale della cultura umanistica, non sono facilmente acquisibili, se non con lunghi tirocini e molto sforzo e questo non ne facilita l'assorbimento né la pratica.

I più, ignorando queste preziose conoscenze tendono a semplificare  ed è facile che, per non sembrare fragili, l'apparire ciò che non si è, sostituisca come surrogato l'essere solidi e consapevoli; ciò significa sostituire con un atteggiamento una pratica acquisibile solo con dolore e molto sforzo. Lo sforzo necessario per studiare e per comprendere il mondo. Similmente la superstizione surroga la conoscenza scientifica, difficilmente acquisibile se non con la pratica e l'esercizio protratto per anni, con lo studio e la comprensione, ma sarebbe meglio dire con i tentativi di comprensione.

La conoscenza e la comprensione dei fenomeni non fornisce beni tangibili perché immateriali, ma migliora la qualità della vita interiore delle persone che la praticano e fornisce strumenti di analisi della realtà e di sintesi delle soluzioni per decidere e creare le basi di una vita soddisfacente, anche quando esteriormente sembrerebbe il contrario, per assenza di beni e di posizioni tangibili all'interno della struttura sociale. Questo è il potere della cultura. Il potere di ciò che resta dopo avere compreso e dimenticato il modo in cui si è compreso qualcosa. Proprio come accade quando metabolizziamo il cibo, tratteniamo la sostanza vitale ma abbiamo dimenticato da dove proveniva. Ma tutto questo ha poco valore per il bene comune, anzi nessun valore, se lo status è acquisito dal parente insipido dell'assessore di turno, e con esso le redini della comunità. Questa prassi è come uno scarpone infangato sulla faccia della Democrazia.

Questa capacità di comprendere e proiettare sul mondo questa comprensione è un bene prezioso che tutti possono conquistare a patto di volerlo e di essere capaci di passione, di fatica e di sofferenza. Un bene tanto prezioso quanto raro. Ogni comunità di uomini e donne dovrebbe fare uno sforzo per permettere ai propri figli di acquisire un simile bene immateriale, fornendo almeno le risorse materiali, i libri e gli spazi per lo studio e la discussione. Più cittadini consapevoli sono in grado di realizzare grandi cose per migliorare la qualità della vita di tutti. Poche persone consapevoli e molti cittadini ignoranti e inermi determinano il dominio squilibrato dei primi sul resto della cittadinanza: fomentano la truffa e le ruberie, il ricatto e l'intimidazione che, in ultima analisi, produce una società meno giusta e meno democratica, inefficiente e, alla fine, insostenibile.  

Festival della lettura

Invece, contro ogni logica ispirata dal bene comune, sono state abbandonate le biblioteche e i suoi strumenti e si è trascurato il bene più prezioso: la razionalità. Senza razionalità non c'è amore e non è mai il contrario. Intorpidire la ragione significa menomare le potenzialità umane e prepararsi alla degenerazione delle sue azioni. Senza la cura dell'intelletto non c'è salvezza per l'economia, non c'è salvezza per il lavoro, non c'è salvezza in nessun futuro immaginabile se non in quello in cui si abbia per esso la giusta cura. La politica diventa commercio, la religione diventa commercio, l'istruzione diventa commercio, l'esistenza stessa, la vita e la morte non altro che merci.

La nostra città ha una sola biblioteca, scadente, trascurata e decadente, che potrebbe soddisfare solo chi non ne ha mai frequentate di vere. E anche se fossero tre della stessa qualità non varrebbero mezza di quelle vere. Una biblioteca trasformata in ludoteca o asilo nido, con un'ampia sezione per bambini e ragazzi e niente per le energie giovani degli studenti universitari. I giovani dovranno spostarsi oltre 50 Km per usufruire dei servizi bibliotecari universitari. Una strategia dell'occultamento ossia che nasconde, sotto la presunta efficienza del servizio per l'infanzia, la totale mancanza di sensibilità per quelle categorie che potrebbero produrre il cambiamento e l'innovazione per il territorio.

Nessuna cura, nessuna cura per le energie vive, gli invisibili che con il loro sudore, lo studio e il sacrificio delle loro famiglie continuano a credere nella comunità e nella possibilità di un futuro migliore per tutti.

Non sono reperibili, neanche nel catalogo on line, testi fondamentali dell'economia moderna e della sociologia, oltre che della scienza moderna e della tecnologia, segno questo di una impossibilità di tenerla aggiornata non per incompetenza degli impiegati, spero, ma certo per mancanza di fondi. La biblioteca di un centro cittadino non può essere soffocata in spazi ridottissimi e neanche condivisa con una zona dedicata all'infanzia, perché è chiaro che in questo caso non si tratterebbe più di una biblioteca bensì di una ludoteca. Ogni esigenza va rispettata, quella dei bambini così come quella degli adulti. Se gli adulti non hanno spazi per aprire le proprie menti alla conoscenza, chi lo insegnerà ai bambini? Sarebbe meglio, a questo punto, espandere a tutta la biblioteca l'iniziativa per l'infanzia, evidenziando, senza ipocrisia, che non c'è una biblioteca comunale per la cittadinanza adulta. 

E ci dicono che c'è il sistema di catalogazione territoriale, ma è solo uno strumento utilizzato male e gestito peggio, per rallentare e mascherare le inefficienze e i mancati investimenti sulla conoscenza di un'intera comunità.

La nostra città, da questo punto di vista è un corpo deforme, col grande torace e la testa minuscola. Un mostro.

Una città che vuole crescere e innovare ha bisogno di biblioteche ben attrezzate e di spazi per i giovani che studiano nelle università. L'incontro di queste energie in uno spazio pubblico può generare attività inaspettate che, se convogliate adeguatamente, possono produrre delle ricadute su tutta la comunità a partire dagli anziani (prevalentemente pensionati) e dai giovani che possono essere coinvolti in nuovi percorsi conoscitivi, di crescita e scambio condiviso.

Senza alimentare l'intelletto, sistematicamente, giorno dopo giorno, come si fa col proprio corpo, la mente decade e produce altri mostri: il cretinismo civico, la stupidità politica e poi a catena il disinteresse e la decadenza economica e sociale, che sono, in ultima analisi, i risultati che ognuno di noi può vedere in ogni direzione, con continuità, nella città e nel territorio circostante.

Un urlo di dolore. Questo è, credetemi, un urlo di dolore. Cose già viste, previste da decenni e poi materializzate sotto gli occhi dell'opinione pubblica che, in grande maggioranza, non ha ancora capito che il risultato ottenuto è figlio di una precisa strategia di degrado, guidata verso l'ignoranza, finalizzata al dominio politico. Una classe dirigente decadente che propone e ripropone rigurgiti di soluzioni, sputate qua e là, ma senza nessuna volontà di risolvere nessun problema, col solo obiettivo di temporeggiare ancora una volta. Curarsi delle apparenze per manipolare meglio la cittadinanza per gestire meglio i propri interessi, alla fine, nocerà a tutti, compresi gli artefici occulti e visibili di questo degrado. Nausea e dolore sono i risultati somatici dello scempio in atto.

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