Articoli

Le armi del potere: manipolazione e diffamazione a uso politico - Diffamazione

«Il saggio non è colui che discrimina, è colui che mette insieme i brandelli di luce da dovunque provengano...»

Umberto Eco

cap. 26 p. 190, Il pendolo di Foucault, Bompiani 1988

 

«Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti.»

 [ibidem] cap. 10 p. 76

 

I metodi di diffamazione

La diffamazione è un’arte che si è evoluta nei secoli e si è perfezionata con l’uso della tecnologia ma ha le sue basi nella psicologia e in particolare nella psicologia cognitiva  e nella psicologia sociale. Infatti la capacità dei singoli individui di percepire adeguatamente gli eventi del mondo circostante e di elaborarne razionalmente il significato e le relazioni è fortemente limitata (principio di razionalità limitata). Questo difetto, nella capacità di elaborare le informazioni da parte dei singoli, è potenziato dall’ignoranza ossia dalla mancanza di esperienza storica: chi non ha frequentazioni storiche, filosofiche e scientifiche adeguate manca dell’esperienza sedimentata in esse contenute, ossia manca di esempi storici e metodi di analisi e di relazione tra eventi distanti nel tempo e nello spazio cui solo uno studio attento può sopperire.

La gestione dell’ignoranza è l’elemento chiave per mantenere in stallo un’intera popolazione, asservita alla volontà di chi ne guida gli istinti e le motivazioni. Le relazioni tra gli individui vengono spesso gestite da altri individui che sono dotati di credibilità di massa: una credibilità costruita ad arte per ottenere il risultato desiderato che è quello di essere ritenuti affidabili e ascoltati dalla gente, caratteristica propria dei meccanismi di costruzione artificiale della leadership. Il diavolo talvolta mascherato col mantello del sommo bene, della generosità e dell’altruismo (degli altri).

L’emarginazione degli oppositori a questo dominio incontrastato non viene ottenuto col buon governo, ossia con i fatti concreti, ma con l’eliminazione degli oppositori, considerati un intralcio alla gestione totalitaria dei beni comuni (gestione con finalità private dei beni comuni): l’evoluzione successiva sarà quella di svuotare ogni attività pubblica in modo da costruire un sistema privato di gestione delle risorse tale che ogni attività compreso il diritto alla vita o alla morte (caratteristica propria del sistema sanitario) siano ottenibili solo con l’intermediazione del denaro, implementando un modello fascista-liberista lontano dalla idealità di pace e progresso sociale proprie di una comunità culturalmente evoluta e più vicina al cosiddetto darwinismo economico (la logica del più forte trasposta nella logica del più ricco, meglio ancora se arricchitosi con soldi pubblici), che ci spinge indietro in un passato di competizione e antagonismo, che porta inesorabilmente all’aumento dei conflitti e delle disparità e mina alle fondamenta la pace sociale. Chiunque si opponga, con argomentazioni forti, allo strapotere delle "sette" verrà manipolato, diffamato, isolato, mortificato e infine “reso innocuo” (“la fabbrica dei matti”, la riconfigurazione con il “lavaggio del cervello” o la morte).

L’eliminazione degli oppositori passa per diversi stadi. Il primo stadio è la creazione di fatti memorabili che coinvolgano il soggetto da eliminare in modo percepito dai presenti all’evento come vero anche se falso e costruito. La costruzione dell’evento deve essere coerente con l’accusa che si sta costruendo e deve coinvolgere più persone (per lo più appartenenti alla macchina manipolatorio-diffamatoria, ma anche persone vicine al soggetto - parenti e amici - per minare la sua credibilità presso le persone care e affezionate). Le tematiche più gettonate, in questa fase, sono la tematica sessuale, l’uso di droghe, il furto. Le tematiche devono essere semplici e devono essere credibili per cui nei soggetti più difficili (che non fanno uso di droghe e non rubano) si ricadrà sempre nella tematica sessuale (amoralità, onanismo, omosessualità, perversione) che anche se falsa si presta all’escalation (accuse di crescente gravità) e ha facile presa sull’immaginario collettivo non essendo facilmente dimostrabile né difendibile, perché in genere, in una società finto perbenista come quella cattolica italiana, non si vuole parlare e spesso non si può parlare liberamente dell’argomento.

Il secondo stadio è il chiacchiericcio vicino al soggetto, in modo da far sentire la pressione diffamatoria come una minaccia, anche se la diffamazione vera e propria non è ancora avvenuta, in quanto le persone coinvolte sono per lo più appartenenti alla combriccola che gestisce l’operazione diffamatoria e i rimanenti sono persone vicine al bersaglio ma non ancora convinte (per poco ancora) della sua colpevolezza. 

A questo livello si affianca il monitoraggio telefonico. Le carte SIM dei telefoni cellulari possono essere copiate oppure tramite l’uso di scanner sulle frequenze dei cellulari (in prossimità del trasmittente del ricevente o di entrambi) si possono intercettare le telefonate che possono essere registrate per permettere un’analisi accurata. Inoltre le tecnologie di trasmissione dati dette “senza fili” (wireless) delle connessioni Internet possono essere esposte a intercettazione, dipendentemente dal tipo di apparato, che attualmente è sostanzialmente una trasmissione dati su un canale di telefonia cellulare (e quindi in pratica una trasmissione radio intercettabile con un adeguato ricevitore su frequenze tipicamente prossime o superiori al GHz). In più si può avere la complicità dei rivenditori di apparati che possono fornire dispositivi modificati alle persone individuate come “bersaglio” della manipolazione a fini manipolatori e diffamatori.

In genere, nei meccanismi dove il soggetto minacciato è più ostinato e meno arrendevole, il chiacchiericcio diffamatorio viene moltiplicato. In pratica oltre a quello relativo all’evento diffamatorio, si aggiungono uno o più chiacchiericci in parallelo. Ad esempio, se l’individuo è in spazi aperti, viene seguito (pedinato) e in particolari condizioni (una sosta) viene approssimato da individui che non conosce e che, pur non rivolgendosi direttamente a lui, lo indicano come una persona disturbata mentalmente, oppure come un pervertito… e altro ancora. In modo tale che la persona colpita senta quello che viene detto, senza altri testimoni attorno, e non possa in alcun modo essere certo che si riferiscano a lui e quindi non avendo alcuno strumento difensivo. Questa tecnica ferisce i soggetti più deboli e può produrre gravi stati di depressione e danni mentali gravi. In effetti lo scopo di questa prima fase è proprio quella di indurre nel soggetto dei danni mentali per i quali siano necessarie delle cure farmacologiche (psichiatriche). Molti riconosceranno in questa semplificazione casi concreti e sono certo che anche voi probabilmente collegherete a questa descrizione qualche esperienza vissuta da un familiare o da un conoscente. Se il soggetto racconterà quanto gli sta accadendo gli diranno che si comporta come un “matto/pazzo” e a quel punto gli consiglieranno un buon medico. In genere persone diverse che consigliano lo stesso medico ripetutamente sono con grande probabilità delle persone coinvolte o a conoscenza dei fatti e anche il medico indicato può essere il collettore di questa tipologia da “fabbrica dei matti”. Per aggiungere una nota culturale voglio ricordare che nella tradizione cabalistica ebraico-cristiana espressa nella simbologia dei tarocchi, il matto è la carta 0 (zero) oppure la 21 (ventuno) e rappresenta “colui che deve essere trasformato” ma anche “l’insensatezza” e la “demoralizzazione”: tutte espressioni che, “casualmente”, ben si coniugano con la manipolazione e la diffamazione ad uso politico.

In pratica, in questo secondo stadio, si vogliono mantenere i fatti e le informazioni in un alveo circoscritto, ossia le persone coinvolte devono essere tutte o prevalentemente persone appartenenti all’organizzazione manipolatorio-diffamatoria che d’ora in avanti, per la sua caratteristica di azione collettiva eterodiretta, possiamo chiamare “setta”.

La manipolazione e la diffamazione ad uso politico sono pianificate, organizzate e messe in atto con rigore scientifico e con tutti i mezzi psicologici e le tecnologie possibili.

La diffamazione ad uso politico è una vera e propria minaccia di morte sociale, che se protratta per anni può arrivare ad indurre il suicidio o atti violenti, ossia la reale “pazzia” del soggetto coinvolto (induzione sintetica di malattie mentali come la schizofrenia, la paranoia o disturbi psicosomatici), reificando il risultato di neutralizzazione del soggetto “bersaglio” di questa prassi. Le eventuali azioni violente che possono scaturire, in genere, coinvolgono i familiari della vittima, persone care o innocenti, non facenti parte o marginali rispetto alla “macchinazione” messa in atto, in quanto il processo manipolatorio e diffamatorio tende a essere corroborato, come vedremo nel dettaglio, da forti azioni di depistaggio che spesso indicano alla “vittima” dei “colpevoli surrogati ossia innocenti” e familiari, distogliendo l’attenzione dai veri colpevoli e dagli organizzatori dell’azione criminale ai suoi danni; inoltre i familiari e i parenti stretti (genitori, zii, cugini e nipoti…) sono spesso coinvolti a vari livelli e manipolati a loro volta al fine di raggiungere il risultato prospettato.

Quindi, ricapitolando, la diffamazione ad uso politico è estremamente lenta ed estenuante (stillicidio) e si propone di utilizzare la violenza psicologica e la manipolazione psicologica con ogni mezzo disponibile (falsificazione di informazioni, menzogne, depistaggi, creazione di eventi specifici ossia “trappole” e “occasioni”…) al fine di enfatizzare certi comportamenti del soggetto o crearne di inventati ma plausibili attraverso la diffamazione su piccoli gruppi e l’espansione a catena su grosse popolazioni, sino ad arrivare al coinvolgimento degli “idioti”, ossia di quelle persone che avendo difficoltà a razionalizzare e relazionare gli eventi, credono a quello che gli viene detto senza il supporto di prove e agiscono di conseguenza, arrivando a molestare il malcapitato o la malcapitata, sino ad arrivare ad ulteriori atti diffamatori, alle minacce e alla violenza fisica, senza che queste azioni siano supportate dalla benché minima prova o indizio concreti, perché in molti casi totalmente inesistenti.

Come si può capire facilmente, la diffamazione ad uso politico è uno strumento di coercizione estremamente potente, attuato da gruppi organizzati per costringere chi mette in pericolo il proprio dominio egemonico sul territorio o minaccia gli affari del gruppo, anche solo potenzialmente. Le persone che dirigono queste azioni sono insospettabili, spesso con ruoli chiave nelle comunità di riferimento, ma in molti casi le relazioni e gli intrecci non sono facilmente distinguibili, se non ad un osservatore attento, e confondono i mandanti occulti con gli agenti operativi (quelli che agiscono effettivamente per attuare una strategia pianificata da altri), in un gioco di depistaggio e disinformazione che pare mutuato dall’intelligence e di fatto i mezzi tecnologici e le tecniche psicologiche utilizzate sono le stesse utilizzate dall’intelligence, per cui viene il sospetto che chi attua queste pratiche sia “familiare” a queste prassi.

In genere il secondo stadio termina con l’induzione coatta a cure mediche, ma se la “vittima” della “setta” è ostinata allora la diffamazione diventa operativa, ossia si passa al terzo stadio, il terreno è pronto per la vera diffamazione ad uso politico, tutti quelli che hanno concorso all’operazione ne coinvolgono di nuovi, a catena, sino a raggiungere tutta la popolazione possibile e indurre comportamenti di isolamento sociale della “vittima”, il danneggiamento economico e ogni altro tipo di angheria irrazionale messa in atto da singoli o gruppi che non hanno più niente a che fare con chi ha prodotto e scatenato l’evento diffamatorio iniziale. Gli effetti della diffamazione possono essere devastanti, soprattutto se si colpisce l’equilibrio di una famiglia, di una o più attività imprenditoriali, l’equilibrio psico-fisico di soggetti deboli.

Tutto questo resta sommerso e mai rivelato per paura di ritorsioni e minacce all’incolumità fisica ed è per questo che esistono solo rare e parziali documentazioni di questi fatti.

La manipolazione diffamatoria ad uso politico è protetta dal sistema politico che legifera a favore dell’occultamento e contro il riconoscimento dell’atto manipolatorio e diffamatorio, ossia produce leggi che non permettono la facile identificazione delle strategie diffamatorie su piccola scala locale (che possono essere azioni preparatorie di altre su vasta scala: la cosiddetta “macchina del fango”), e contemporaneamente non permettono la difesa da parte delle vittime.

Le strategie locali sembrano figlie di una strategia madre a livello nazionale e globale perché coinvolge troppi mezzi e troppe persone organizzate e coordinate in modo razionale per essere ritenute strategie di corto respiro e a difesa di interessi esclusivamente locali.

Molti credono che la crisi abbia ragioni solo ed esclusivamente economiche, ma così non è. In Italia il potere politico sui territori è saldamente (dal dopoguerra ad oggi) in mano a gruppi di potere politico-criminale che dominano grazie a sperimentate strategie di manipolazione e diffamazione ad uso politico, cioè con finalità di dominio totale sul territorio, attuando clientele,  l’indirizzamento degli appalti, la gestione dei fondi pubblici e dei piani regolatori comunali, la selezione delle classi dirigenti, la selezione di chi potrà completare gli studi e di chi potrà curarsi. Ossia esprimono il “diritto di vita o di morte” di un individuo come in una dittatura di uno stato assolutista.

Solo alcuni di voi hanno avuto sentore di questa putrescente situazione (perché partecipi o vicini a chi le attua oppure a chi ne è vittima) ma è diffusa, reale e ormai evidente perché è arrivata a colpire con durezza soggetti sani e potenzialmente utili alla società in cambiamento: proprio come una degenerazione cellulare aggredisce le cellule sane, così il tumore politico-criminale si scaglia su “buoni cittadini” ossia tra quelli che, con il proprio esempio, potrebbero determinare una spinta al cambiamento radicale e al miglioramento sociale della comunità.

Questa nota ha come suo scopo principale quello di aiutare chi è “vittima” di queste prassi criminali a individuarle con chiarezza, rimuovendo i dubbi indotti artificialmente dagli eventuali depistaggi e soprattutto comprendere che non si è i soli ad avere subito queste indicibili pressioni e con ciò capire che il fenomeno esiste ed è reale e non materia da “pazzi” o da ricovero coatto come si vorrebbe far credere per depotenziare la credibilità di chi la sta svelando a un pubblico più ampio.

Facciamo un passo i  avanti e vediamo nel dettaglio quali sono gli strumenti e i metodi a disposizione dei gruppi di manipolazione.

Aggiungi commento

Puoi commentare liberamente anche in forma anonima.

Codice di sicurezza
Aggiorna