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Le armi del potere: manipolazione e diffamazione a uso politico

«Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

Bertold Brecht,

Galileo, scena 13

 

«Il manipolatore tratta il manipolato come se fosse una cosa: maneggia, manovra, plasma le sue credenze e/o i suoi comportamenti senza passare attraverso il suo consenso o la sua volontà consapevole. Il manipolato, a sua volta, ignora di essere oggetto di manipolazione: crede di tenere una data condotta per scelta propria, mentre in realtà la sua scelta è pilotata in modo nascosto dal manipolatore.»

Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino,

p. 546, Il Dizionario di Politica, UTET 2004

 

«Non è la stessa cosa essere un iniziato ed essere un mistico. L'iniziazione, la comprensione intuitiva dei misteri che la ragione non può spiegare, è un processo abissale, una lenta trasformazione dello spirito e del corpo, che può portare all'esercizio di qualità superiori e persino alla conquista dell'immortalità, ma è qualcosa di intimo, di segreto. Non si manifesta all'esterno, è pudica, e soprattutto è fatta di lucidità e di distacco. Per questo i Signori del Mondo sono iniziati, ma non indulgono alla mistica. Il mistico è per essi uno schiavo, il luogo di una manifestazione del numinoso, attraverso il quale si spiano i sintomi di un segreto. L'iniziato incoraggia il mistico, se ne serve come lei si serve di un telefono, per stabilire contatti a distanza, come il chimico si serve della cartina di tornasole, per sapere che in qualche luogo agisce una sostanza. Il mistico è utile, perché è teatrale, si esibisce. Gli iniziati invece si riconoscono solo tra di loro. L'iniziato controlla le forze che il mistico patisce. In questo senso non c'è differenza tra la possessione dei cavalos e le estasi di santa Teresa de Avila o di san Juan de la Cruz. Il misticismo è una forma degradata di contatto col divino. L'iniziazione é frutto di lunga ascesi della mente e del cuore. Il misticismo è un fenomeno democratico, se non demagogico, l'iniziazione è aristocratica.".»

Umberto Eco,

cap. 33 p. 228-9, Il pendolo di Foucault, Bompiani 1988


Manipolazione e diffamazione a uso politico come armi di dissuasione alla partecipazione politica, intimidazione e esercizio del potere di coercizione e controllo sociale

Le organizzazioni umane, dalle loro origini, hanno tentato di codificare procedure di selezione dei loro membri basate sulla reciproca fiducia e utilità. Nella maggioranza dei casi, se il gruppo non aveva legami di sangue (appartenenza a una o più famiglie) il metodo usato era quello della cooptazione, ossia la decisione presa dal gruppo di accettare un membro esterno come parte del gruppo stesso, per riconosciute caratteristiche di affinità e di omogeneità col resto dell’organizzazione.

Finché l’appartenenza al gruppo era ambita dal candidato, il meccanismo di cooptazione è sempre stato un meccanismo semplice, equilibrato ed efficace, rispetto alle dinamiche interne al gruppo. I rari casi di non accettazione delle decisioni del gruppo hanno portato all’emarginazione o alla morte dei malcapitati. Tutto questo prima dell’era moderna nella quale il significato di libertà individuale ha preso piede con maggiore vigore, grazie all’illuminismo inglese e francese post rivoluzionario, con la diffusione del concetto di tolleranza. I termini si sono quasi capovolti, il candidato ora si farà avanti e verrà accettato o respinto dal gruppo, partito, associazione, circolo; sino ad arrivare ai giorno nostri nei quali le organizzazioni o sono popolari, aperte a tutti (secondo requisiti minimi che possono essere facilmente soddisfatti) o sono private (ancora per cooptazione sia all’interno di contesti pubblici che privati) o sono addirittura occulte, ossia le liste dei membri sono sconosciute, nella loro interezza, ai membri stessi di tale consesso. In alcuni casi, molte associazioni e gruppi formalmente pubblici, in realtà reggono una struttura sostanzialmente privata mantenendo i nuovi soci (quelli che non sono stati cooptati) in sospensione come l’olio nell’acqua.

Tra le organizzazioni assume particolare interesse il comportamento dei gruppi politici contemporanei, sempre meno ideologici e sempre più fondati su interessi materiali concreti e facilmente “monetizzabili”. L’appartenenza a questi gruppi è spesso legata a interessi economici rasoterra e non alle idealità utili al governo efficace ed efficiente del “bene comune” ovvero quella “cosa pubblica” che ha dato il nome e il senso a molte moderne democrazie parlamentari.  Le idealità espresse con forza e passione dai padri fondatori della Costituzione della Repubblica d’Italia, ad esempio, avevano in mente ben altro rispetto a ciò che è diventata, nei fatti, la nostra coscienza di autonomia storica e culturale nazionale; il termine coscienza poi, presuppone una consapevolezza e cognizione nei meccanismi profondi (nascosti) che governano le dinamiche politiche (il potere di chi esercita l’egemonia culturale sull’intero Paese) che sono nascoste ai più e che si manifestano solo in particolari circostanze, ossia in quelle fasi delicate e critiche nelle quali il sistema non riesce a dare risposte convincenti perché messo all’angolo dalla proliferazione delle proprie incoerenze e degenerazioni sino al punto da svelare ciò che sta nascosto dietro la propria facciata (apparenza) per mostrare chiari segni della propria arroganza (la cruda realtà).

Il vero volto del potere egemonico è fondato sul dominio di pochi su molti e caratterizza, ahimè, quelle che continuiamo a chiamare erroneamente democrazia.

La risposta del “sistema” al suo inconscio riconoscimento di una grave incoerenza interna, porta a risposte violente e sproporzionate del gruppo sui singoli individui, per dimostrare lo squilibrio dei mezzi e la potenza di annientamento che si vuole mettere in campo per intimidire e, in ultima analisi, per dichiarare guerra a chi ha messo il dito nella piaga aperta; piaga che continuerà a rimanere aperta e infetta, presto putrescente proprio a causa della risposta sproporzionata, arrogante e irrazionale che si è messa in campo.

La diffamazione ad uso politico (ossia con mandante politico) è l’arma utilizzata dalle organizzazioni di potere occulto (politico, militare, economico, clericale, mafioso…) per cercare di sottrarre alla vista la ferita eliminando chi l’ha indicata, chi si è accorto della profonda degenerazione di tessuti e organi del gruppo e per questo non vuole farne parte né condividerne una prospettiva. Rifiuta i privilegi offerti dalla cooptazione perché intravede, o vede chiaramente, una rapida degenerazione nei modi, nella morale e nelle azioni concrete che il gruppo attua sul mondo, degradandolo e contagiandolo con la sua stessa infezione. L’organizzazione reagirà cercando di scaricare su un singolo individuo tutto il suo livore, e se non riuscirà a turbarlo con accuse omofobiche, passerà alle accuse di furto, e se non hanno presa perché il soggetto è riconosciuto per onestà si passa  all’accusa di uso di droghe, e se non hanno presa allora in modo crescente si passa ad accuse ideologiche (è un anarchico, è un comunista, è un terrorista!) e poi alla pornografia e infine alla pedofilia, ossia con l’apoteosi morbosa e virulenta che distacca l’accusato dal tessuto sociale e lo pone ai margini come un appestato, reso finalmente innocuo e silente (sic!), morto prima di essere morto, zombi della comunità nella quale vive, emarginato per eccesso di zelo!



Pensate quanta energia viene sprecata e messa in campo per attuare queste strategie, reali e consistenti ma misconosciute dai più, subodorate da molti, riconosciute da pochi e condivise da pochissimi. Coloro che partecipano, anche con ruoli marginali, vedranno soddisfatti i loro tornaconti immediati con i favori tipici di una clientela, senza rendersi minimamente conto del piano cui hanno reso un servizio essenziale: proprio come un operaio che monta un pezzo su una struttura ma non conosce il progetto complessivo dell'arma che va assemblando.

In queste brevi note la descrizione minuziosa dei meccanismi subdoli e nascosti usati dalla “mala gente” per zittire gli indesiderati, quelli che vorrebbero pensare con la propria testa: “Che dio li stramaledica tutti, sarebbe stato meglio che non fossero mai nati!”.

L’esaltazione del medioevo e del feudalesimo, periodi bui e degeneri, servono a questo, sono la narrazione di una idealità storica di sfruttamento e oppressione, riproducono le sensazioni e i sentimenti di dominio incontrastato, di diritto di vita e di morte, della proprietà assoluta e ereditaria di pochi usurpatori su tutti gli altri, in altre parole pongono le basi per la rifondazione di un partito neo-fascista totalitario e totalizzante cui si aspira avendo la testa vuota e incapace di concepire soluzioni più articolate e vitali, soluzioni differenti dagli orrori del passato recente.

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