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Controllo totale vs. privacy - Chi può accedere ai dati personali

Chi può accedere ai dati personali 

L’accesso ai dati personali è garantito ai funzionari pubblici di vario grado e livello abilitati al trattamento dei dati personali dal titolare del trattamento dei dati secondo le norme emanate (Testo Unico D. Lgs. 30 giugno 2003, n.169). 

L’accesso ai dati personali è garantito a chi opera nel settore delle telecomunicazioni (fatturazione delle chiamate e dei servizi) e dai cosiddetti operatori delle unità di “Business Intelligence” con il monitoraggio sistemistico della rete, degli accessi e delle operazioni effettuate in rete (codifica e decodifica, trasmissione e ricezione, accumulo di dati sugli apparati di transito e nelle reti intermedie). 

L’accesso ai dati personali è garantito da chi opera nel settore bancario e assicurativo e dalle società di monitoraggio della solvibilità dei prestiti, spesso consorziate: queste società incrociano i dati personali dei richiedenti per verificare la presenza di richieste multiple e lo stato della restituzione del debito contratto oppure verificano la possibilità di truffe (come nel caso assicurativo). Sono loro che decidono la solvibilità di una persona o di una azienda e permettono o rifiutano il credito. 

L’accesso ai dati personali è garantito da chi opera nel settore commerciale (ufficio acquisti/vendita e marketing) delle imprese di produzione e dei servizi. I distributori di prodotti commerciali hanno una grossa mole di dati (anche personali) sui consumi, le abitudini alimentari e le opportunità di spesa (budget) dei consumatori (tramite le tessere fedeltà). 

L’accesso ai dati personali è garantito ai medici e al personale ospedaliero, tramite connessioni in rete che permettono di fruire dei dati delle cartelle cliniche condivise tra gli uffici di vari ospedali, studi medici o le abitazioni private o qualunque sito delocalizzato geograficamente. 

I dati di videosorveglianza (quando raccolti senza le opportune autorizzazioni) vanno nelle mani di chiunque ne voglia fare un uso anche criminoso (ad esempio sottrazione e manipolazione dei dati, ricatto, manipolazione), e comunque spesso chi ottiene le autorizzazioni non rispetta le regole sulla posizione e sulla copertura delle aree, estendendo a zone di traffico pubblico l’area che dovrebbe essere circoscritta alle zone strettamente adiacenti le proprietà. Ciò comporta un’illegale monitoraggio di zone di traffico cittadino che includono i comportamenti privati (orari di ingresso e uscita dalle abitazioni e persone frequentate da famiglie e singoli individui) o snodi di traffico e anche sistemi di mobilità pubblica (fermate degli autobus, stazioni ferroviarie, parcheggi pubblici…). Gli apparati di videosorveglianza spesso includono apparati di registrazione audio. Attualmente siamo in presenza di una proliferazione legale (agevolata e garantita dalle norme emesse dal Garante per la protezione dei dati personali)  e illegale di apparati di videosorveglianza (dovuta ad abusi e mancanza di controlli: chi e quando controlla che le registrazioni vengano mantenute per sole 24 ore o al massimo per una settimana, come stabilito dalle norme? Chi verifica costantemente la posizione delle videocamere e la presenza delle segnalazioni?) nelle strade delle nostre città dovuta al relativamente basso costo degli apparati (la domanda di prodotti per la videosorveglianza è in crescita esponenziale), all’elevata qualità oltre che alla facilità d’uso (tramite appositi software) e all’attuale scarsità o inesistenza di controlli.

 

 

Anopticon 4.0 l'anti Panopticon (mappa della videosorveglianza in Italia)


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