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Iglesias, 11 maggio 1920 - Il fascismo


Il fascismo alle porte

Il 30 maggio 1924 Matteotti prese la parola alla camera per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano urla e risate, Matteotti incalzava con un discorso che sarebbe rimasto famoso:

«Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni». Matteotti continuò, elencando tutte le illegalità e gli abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni. Nel discorso viene pronunciata la profetica frase:

«Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai».

Al termine del discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni, rispose loro dicendo:

«Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».

Il 10 giugno fu rapito a Roma. Il suo corpo fu ritrovato il 16 agosto alla macchia della Quartarella, un bosco nel comune di Riano a 25 km da Roma.

Dal 16 marzo al 24 marzo 1926 si tenne a Chieti il processo contro i suoi assassini che si concluse con 3 assoluzioni e tre condanne a cinque anni, undici mesi e venti giorni di carcere. I partiti d'opposizione reagirono abbandonando il Parlamento: fu la "secessione dell'Aventino" (11 giugno 1924), così chiamata in analogia con la decisione della plebe dell'antica Roma per protesta contro i soprusi dei patrizi.

La debole risposta delle opposizioni, incapaci di trasformare il loro gesto in un'azione antifascista di massa, non fu sufficiente ad allontanare le classi dirigenti e la Monarchia da Mussolini che, il 3 gennaio 1925, ruppe gli indugi e, con un noto discorso nel quale assumeva su di sé l'intera responsabilità del delitto Matteotti e delle altre violenze squadriste, di fatto proclamò la dittatura, sopprimendo ogni residua libertà e completando l'identificazione assoluta del Partito Nazionale Fascista con lo Stato.

Per i fatti che seguirono l’eccidio dell’11 maggio 1920, questo tragico evento si inserisce con rilevanza nazionale nel più complesso contesto dell’avvio della dittatura fascista in Italia.

L’11 maggio 1961 in Via Sebastiano Satta a Iglesias è stata collocata una lapide commemorativa  in ricordo dell’eccidio di sette minatori avvenuto martedì 11 maggio 1920.

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