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Iglesias, 11 maggio 1920 - 7 morti, 26 feriti

«I morti: Pietro Castangia, diciotto anni di Iglesias; Raffaele Serrau, ventitre anni di Iglesias; Emanuele Cocco, trentasette anni di Iglesias; Efisio Madeddu, quarant’anni, di Villaputzu; Attilio Orrù, quarant’anni, di Iglesias; Salvatore Melas, cinquant’anni, di Bonacardo. Alcuni di questi hanno combattuto dal Carso all’Altopiano di Asiago. […] un ragazzo di diciotto anni, Vittorio Collu, di Sarrok […]» [Ibid.]


 

L’Unione Sarda del 12 maggio 1920 (le vittime furono sette, 26 i feriti registrati all’ospedale)


Gli operai dilagano nelle vie del centro (Via Minzoni, Via Vesme e Via Mazzini “S’arruga de Santa Crara”), ventisei feriti registrati all’ospedale (cinque dei quali sono carabinieri), ma sono molti di più. Una carneficina. Il Governo nazionale ha paura che il moto iglesiente possa produrre un’espansione della rivolta in tutta l’Isola e poi a livello nazionale, innescando la temuta “rivoluzione rossa” minacciata nei raduni dei minatori:  l’incrociatore Andrea Doria con nuove truppe viene inviato a Cagliari.

Undici operai furono processati e condannati per aver "con violenza e minacce cagionato una sospensione di lavoro allo scopo di imporre alla direzione della miniera di Monteponi il pagamento del salario per una mezza giornata nella quale non s'era lavorato", altri dodici scioperanti (tre dei quali si diedero alla latitanza)  furono processati "per avere in correità ed in unione con altri, in Monteponi, illegittimamente, con minacce a mano armata, privato l'ing. Binetti Andrea della libertà". L’amministrazione socialista guidata dall'allora sindaco Angelo Corsi, decise il lutto cittadino e i funerali delle vittime si svolsero a spese del Comune. [fonte Archivio storico del Comune di Iglesias]

Il deputato Giuseppe Cavallera interrogò l'allora presidente del Consiglio dei Ministri Saverio Nitti e il Ministro dell'interno "sulle cause e sullo svolgimento del doloroso eccidio dei minatori di Iglesias e sui provvedimenti che esso ha suggerito al governo", senza avere risposta dal Governo e nell’assordante silenzio della stampa nazionale. 

Gli operai reagirono: ai funerali accorreranno in massa.

Nei giorni successivi il passaparola e la riorganizzazione. Riprendono le agitazioni e le proteste più convinte di prima e il 9 ottobre 1920 la federazione dei minatori presenta una piattaforma rivendicativa che verrà accettata dopo una prima inutile resistenza. L’accordo va alla firma il 9 dicembre. Il segno tangibile della vittoria sono nuovi aumenti salariali, il riconoscimento di varie indennità e il riconoscimento formale delle commissioni interne elette liberamente dai lavoratori e già operanti sotto il controllo della Federazione Minatori.


 

Funerali delle sette vittime dell’11 maggio 1920 (Sardegna Digital Library)

 

Gli operai erano costretti a lavorare dieci ore nel sottosuolo oppure dodici all'esterno. All’esterno lavoravano anche donne e bambini. La paga era inferiore alle 3 lire al giorno. Le proteste sindacali avevano come scopo il miglioramento delle condizioni umane dei lavoratori e la negoziazione di un giusto salario. In queste lotte erano coinvolti tutte le masse sfruttate del Sulcis-Iglesiente, dai minatori di Buggerru ai battellieri di Carloforte è in modo indiretto anche gli agricoltori e i pastori che dimostrarono sempre la loro solidarietà agli operai in lotta.

Le provocazioni e le scaramucce proseguiranno senza sosta e avranno un nuovo picco nel maggio del 1922, poi ancora nell’aprile del 1924 in corrispondenza delle elezioni politiche.

Le azioni militari in Sardegna furono un banco di prova e un laboratorio per la preparazione militare del fascismo che di li a poco prenderà il potere, dopo le elezioni del 6 aprile 1924, caratterizzate da una legge maggioritaria appena approvata che  assegnava due terzi dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei suffragi, elezioni nelle quali il “listone fascista” ottenne un largo successo, come annunciato dalla campagna elettorale di violenza e soprusi ai danni degli oppositori politici e garantita da diffusi brogli elettorali.


 

Emilio Lussu sui fascisti di Iglesias (Atti parlamentari, 19 giugno 1922)

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