Breve introduzione all'innovazione e ai suoi strumenti

appropriazione (ap-pro-pria-zió-ne) s.f. ~ La presa di possesso di una cosa appartenente ad altri con l’animo di farla propria; (…)  Dal lat. tardo appropriatio –onis, , der. appropriare ‘appropriare’ || 1280 ca. [Devolo-Oli, Vocabolario della lingua italiana, 2008].

appropriare, v. tr. ‘fare proprio, ritenere proprio’ (1305-06, Giordano Quar.)  appropriabile, agg. ‘ detto di cosa di cui ci si può appropriare ’ (1865 TB) (…) [DELI, Dizionario etimologico, 2004]


Appropriabilità e uguaglianza

Nel modello di laissez faire nel quale ciò che conta è l’eguaglianza formale dei cittadini di fronte a regole generali e impersonali (astratte), la massimizzazione del benessere sociale si può ottenere mediante l’acquisizione e la trasformazione di risorse ottenute attraverso criteri di giustizia distributiva ossia organizzati e gestiti a partire da una corretta definizione del diritto di proprietà e delle regole che governano il loro trasferimento tra individui e gruppi.

Il concetto cardine di giustizia nella sua dimensione distributiva (in un suo aspetto che preme qui sottolineare ossia la limitazione delle concentrazioni estreme di capitale) enfatizza la necessità primaria di uguaglianza nei meccanismi di appropriazione delle risorse nel rispetto delle regole e nell’attribuzione delle sanzioni, fondamento dello stato di diritto ed elemento di valorizzazione e potenziamento della libertà di azione nell’acquisizione e trasformazione di risorse materiali ed immateriali e nella sua promozione e diffusione nel contesto sociale generale.

La variante liberale classica dell’approccio del laissez faire prevede la presenza di una rete di protezione (safety net) per coloro che non sono in grado di entrare attivamente nel sistema che ruota attorno ai valori/disvalori del mercato. Si riconosce una certa inadeguatezza dei meccanismi di regolazione del mercato, non nel senso che il mercato non sia in grado di svolgere il proprio compito (ossia garantire un livello sufficiente di reddito a coloro che sono presenti sul mercato stesso), quanto piuttosto nel fatto che non riesca a rimediare o a mitigare la condizione di coloro che non possono accedere al mercato o che da esso vengono esclusi a causa di eventi che a volte prescindono dalla loro volontà o capacità di gestire gli eventi economici e i difetti o gli squilibri informativi che caratterizzano a pieno la società globalizzata, ovvero necessitano di vie di fuga o di una prospettiva di tipo assicurativo che ammortizzi o stabilizzi la caduta ai margini del sistema.

Nella variante più estrema di questo approccio che indico come “liberal-conservatore“, quella del super capitalismo d’assalto per intenderci, nella quale non c’è spazio per alcun tipo di ridistribuzione dal momento che si ritiene possa incidere negativamente sia sul sistema di “bilanciamento” delle libertà individuali, tra le quali assume particolare rilievo la libertà economica che deve essere tutelata prioritariamente per garantire l’esistenza stessa del sistema, sia sulla produzione della ricchezza, in quanto altera l’efficiente funzionamento del mercato (in termini di generica generazione di ricchezza) così da peggiorare in ultima analisi la condizione di chi intendeva tutelare. Questo “atteggiamento economico” determina e promuove, nella realtà dei fatti, uno squilibrio con caratteristiche di oligopolio ed estremismi monopolistici che inficia l’assetto formale a fondamento di una qualsivoglia giustizia distributiva.

In tutte le visioni ciò che conta è la distribuzione delle risorse, secondo criteri fissati ex ante, determinata dal sistema dei diritti di proprietà di fronte ai quali si presuppone una perfetta eguaglianza degli individui che nella realtà è raramente verificata. In particolare, la ridistribuzione fa riferimento al grado e all’estensione dell’appropriabilità dei frutti che vengono ricavati dall’utilizzo delle suddette risorse una volta attribuite ad un soggetto.

In questo contesto agiscono entità distinte e in competizione tra loro per l’appropriazione di risorse materiali e immateriali, regolate al fine di raggiungere un compromesso utile alla società, in grado cioè di massimizzare le esternalità positive (spillover) e contemporaneamente garantire il ritorno della rendita in modo equilibrato ed armonico, ossia nel mantenimento degli equilibri economico-sociali. Il rischio è rappresentato dalle due prospettive opposte di estrema concentrazione di capitale in mano a pochi decisori monolitici e cooperanti (super-trust) che piegando il mercato alle loro volontà ne deteriorano la naturale caratteristica di autoregolazione, producendo distorsioni di vaste dimensioni e su vasta scala non facilmente prevedibili per entità ed effetti: tali effetti possono produrre sul sistema economico-sociale turbolenze che scuotono il sistema alle fondamenta e che possono anche mettere a rischio gli “assetti democratici”.

Dall’altra parte l’eccessiva distribuzione appiattisce gli assetti e impedisce che si formino degli addensamenti di capitale di dimensione tale che possano alimentare il processo di investimento con i suoi rendimenti positivi e le sue esternalità.

Il processo di appropriazione s’inserisce in questo delicato framework e gli strumenti di appropriazione e le sue metriche regolano la lotta per garantire equità e giustizia nei processi d’innovazione e di commercializzazione di prodotti tra le imprese nel mercato.

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