La guerra economica è già qui

«Un conflitto armato tra nazioni ci riempie d’orrore. Ma la guerra economica non è migliore di un conflitto armato. Quest’ultimo è come un’operazione chirurgica; la guerra economica è una tortura prolungata. E la devastazione che produce non è meno terribile di quella descritta nella letteratura sulla guerra propriamente detta. Non pensiamo all’altra guerra perché siamo abituati ai suoi nefasti effetti. [...] Il movimento contro la guerra è giusto. Prego perché abbia successo. Ma non posso evitare il lancinante terrore che quel movimento fallirà nel suo intento se non arriverà a toccare la radice di tutti i mali: l’avidità umana.»  (M. K. Gandhi, “Non violence – The greatest force”, 1926). 

La guerra economica è già qui ... ovvero come l’avidità delle èlite economiche ha prodotto la crisi distruggendo il modello produttivo occidentale basato sul capitale e sul lavoro e determinando la moderna schiavitù tramite la creazione di un debito individuale perpetuo e inestinguibile.


La crescente disoccupazione e la riduzione della crescita possono essere visti come il prodotto delle distorsioni economiche del modello finanziario corrente che ha ridotto nel tempo gli investimenti produttivi a favore dell'azzardo finanziario. Questo modello deve ora fare i conti con un aumento dei conflitti sociali e una riduzione delle risorse disponibili per l'entrata di nuovi competitori nel mercato globalizzato delle materie prime e degli alimenti.
 

A fronte dei grossi guadagni iniziali, realizzati dalle banche tramite la vendita dei propri crediti, quelli a rischio di insolvibilità (ottenuti concedendo prestiti facili ad una parte cospicua della popolazione) che, rivenduti (tramite le cartolarizzazioni, ossia titoli) a compratori sul mercato internazionale, ha prodotto come disastrosa conseguenza il fallimento di grosse banche d'investimento a spese degli ignari azionisti: tranquillizzati dai giudizi fasulli emessi dalle società di rating internazionale che da un lato mantenevano i giudizi di alta affidabilità di società e banche sull'orlo del collasso e dall'altro scommettevano, liberandosi di titoli altrimenti invendibili e definiti "tossici", sul fallimento delle stesse.

La decisione di rifinanziare le banche coinvolte nell'acquisto di tali titoli da parte del governo degli Stati Uniti ha un unico significato chiaro e ben definito: rifornire di liquidità per il credito coloro che hanno realizzato la truffa iniziale, ossia le banche.
Le banche che hanno dato inizio al perverso processo di vendita del debito prodotto dalla concessione indiscriminata di prestiti (tramite le cartolarizzazioni), tradendo il loro mandato di erogatori del credito a favore del commercio di prodotti finanziari “tossici”.

In pratica le banche americane hanno concesso prestiti per l'acquisto della casa oltre ai prestiti al consumo su vasta scala e con tassi d'interesse contenuti, battendo il proprio territorio d'azione casa su casa, quindi hanno trasformato il debito in titoli scambiabili (cartolarizzazione) ed hanno venduto questi titoli con la loro rischiosità promettendo alte remunerazioni e facendosi pagare le operazioni di compravendita.

Il processo è continuato finché la gran massa degli acquirenti non si è accorta che le remunerazioni promesse non erano reali e la somma dei titoli deprezzati (rappresentanti il debito procrastinato sino ad essere inesigibile) ha formato una bolla di titoli di nessun valore che è esplosa, attraverso i fallimenti delle società che assicuravano i crediti presso le banche, portando con se le banche stesse che avevano ecceduto  nelle speculazioni di tali "titoli tossici" (titoli di debito non restituiti, ad esempio per il fallimento del contraente).

 

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Alla luce del piano di salvataggio del governo degli Stati Uniti d’America, niente vieterebbe di pensare che tutto questo faccia parte di un piano predeterminato, con le banche non vittime ma punti di accumulazione premeditata di un piano lucrativo su vasta scala, che come un ordigno esploso tra le mani di chi l’aveva preparato, ha colpito le stesse banche che hanno trattenuto titoli pericolosi in misura superiore ai potenziali vantaggi.

Anche se può sembrare pazzesco tutto ciò ha prodotto un solo risultato evidente: la sottrazione di grossi capitali agli investitori che comprando i titoli hanno prestato soldi a creditori che non hanno restituito il debito e che hanno utilizzato le banche per ottenere il prestito. Entrambe le parti hanno pagato operazioni finanziarie alle banche, che hanno guadagnato e contemporaneamente hanno creato la bolla dei titoli (debiti non restituiti) che gli è esplosa tra le mani (perdite superiori ai recuperi forzosi delle aste fallimentari).

Storia: la nascita degli Stati Uniti e le banche


Il Tesoro americano, tramite la sua Banca centrale (Federal Reserve) ha realizzato un prestito di 1200 miliardi di dollari) alle sue banche (inizialmente nove alle quali si sono aggiunte altre) col solo vincolo di realizzare prestiti alle aziende e ai privati. Non tutte hanno seguito le indicazioni del governo americano ma molte hanno continuato le avide speculazioni utilizzando la nuova liquidità (leva finanziaria), comprando e vendendo titoli lucrativi anziché fornire tale liquidità sotto forma di prestiti ai privati e alle imprese per finanziare investimenti mirati al lavoro e alla produzione.

In Europa il contraccolpo è stato grave. Molte le banche coinvolte, anche se l'informazione blindata ha evitato di propagare il panico tra investitori e risparmiatori. Ed è giunta l’ora di mettere le mani su l’altro debito indefinitamente procrastinato, quello dei titoli di Stato, spada di Damocle su molte economie europee. Titoli di Stato la cui vendita ha fornito l’elevata liquidità che ha finanziato opere pubbliche a prezzi maggiorati (spesso incompiute) e gli sprechi indicibili ad esclusivo vantaggio di tutta la classe politica sino ad oggi. Non c’è destra né sinistra ma solo persone serie, democratiche e sensibili al bene comune, e opportunisti d’ogni genere, reazionari dediti al mantenimento del sistema di sfruttamento legalizzato.

La crisi finanziaria attuale è la crisi del sistema monetario che ha creato l’economia di mercato capitalista. Gli effetti di questa crisi mettono in dubbio il capitalismo e l’economia di mercato che in modo efficace ed efficiente ha garantito sino ad oggi la distribuzione delle merci. Se la merce è la moneta il meccanismo s’inceppa. Nel modello attuale merci e moneta vengono trattati allo stesso modo e la convenienza della redditività del mercato d’azzardo rispetto alla produzione (lavoro+capitale) ha creato il morbo che si è propagato da occidente a oriente come un’epidemia: si gioca in borsa e non si investe sul lavoro, creando un abbagliante sistema di remunerazione senza lavoro. Gli effetti deleteri espandono le disuguaglianze tanto che, mediamente, negli Stati Uniti un dirigente guadagna circa 350 volte quello che guadagna un suo collaboratore e in Europa la situazione non è differente, inoltre in media le zone geografiche comprendenti Stati Uniti, Europa e Giappone sono 100 volte più ricche delle zone più povere quali Etiopia, Haiti e Nepal. Stati Uniti ed Europa vivono di rendita sui propri debiti.

Tassare la finanza 1/2


Se la moneta viene trattata come una merce nel mercato finanziario, non solo si riducono gli investimenti ma si riduce anche il credito, a meno che non sia abbastanza rischioso da promettere delle elevate redditività. Senza credito non c'è produzione, senza anticipazione del debito non ci sono gli investimenti. Gli investimenti scaturiscono dalla possibilità di avere dei crediti e un tempo specifico per la restituzione del debito.

La crisi attuale ha effetti devastanti in quanto somma in sé la mancata crescita (una stagnazione cui corrispondente un'elevata disoccupazione) e una elevata inflazione (stagflazione). I risparmi delle famiglie vengono erosi velocemente, e insieme alle aziende indebitate che sono costrette a chiudere, sono indotti a vendere gli immobili. Tutta la ricchezza prodotta dalle nazioni passa nelle mani di pochissimi individui e società che si trasformano negli unici ed indiscussi proprietari di tutti i mezzi di produzione.

Come nelle economie comuniste nelle quali lo Stato detiene tutti i mezzi di produzione, così nelle economie dell’azzardo finanziario i mezzi di produzione vengono concentrati nelle mani dei detentori del potere economico globalizzato, la Superclasse post-capitalista, il resto della popolazione diventa schiavo del debito individuale verso le banche, ipoteca i suoi beni immobili e lavora per tutta la vita per pagare questo debito legato saldamente al suo collo e alle sue caviglie.

Ma non è tutto. In realtà il debito contratto da Stati Uniti ed Europa è stato rivenduto e questa crisi sta spostando l'asse del potere economico internazionale. Il mondo è retto dai creditori, prima gli Inglesi, poi gli Stati Uniti (vincendo lo scontro con l'Unione Sovietica), ma il XXI secolo vede la Cina come candidata al predominio. Cina che ha acquistato gran parte del debito statunitense e parte di quello europeo ed ora cerca di rimetterlo in gioco finanziando le economie emergenti in cambio di risorse materiali.

La Cina ha un contratto di diritto privato col Congo (contratto di diritto congolese, ex Zaire) della durata di 30 anni, che gli da diritto allo sfruttamento delle risorse del paese in cambio delle infrastrutture. Questo accordo per la cooperazione e lo sviluppo non passa per i mercati finanziari ed è pagato col debito americano. I cinesi hanno compreso che l’unico modo per esigere la restituzione dei debiti americani è quello di innescare un processo di forti investimenti in Africa per l’acquisto di materie prime (Congo) e alimentari (Madagascar), non confidando nel ripristino dei consumi sul mercato americano (per i quali serviranno almeno 15 anni dall'inizio della crisi) che hanno garantito finora le performance produttive di crescita in doppia cifra dell’economia cinese, grazie alla svalutazione della sua moneta.

Ciò che emerge con forza è la violenza di un conflitto economico, una vera e propria tortura che lentamente sta erodendo l’economia occidentale e indebolendo il sistema produttivo. Il rischio del fallimento è sempre presente. Se si rinvia il pagamento del debito si vuole evitare il fallimento, si vuole azzerare il rischio, il che è impossibile se non cercando di illudersi che i debiti possano essere rinviati senza pagarli mai.

Non ci saranno sconti, chi non avrà il coraggio di operare delle scelte coraggiose sarà spazzato via dalle stesse regole di mercato che ha creato.

In Europa gli effetti inflativi dovuti all’introduzione dell’euro e la crisi del debito pubblico hanno creato l’ambiente giusto per la riduzione del risparmio e l’incremento del debito privato che gradualmente e inesorabilmente procede alla concentrazione della ricchezza in poche mani: in Italia (2009) il 10% della popolazione possiede oltre il 50% della ricchezza e la situazione si avvia verso una ulteriore concentrazione. In Italia l'introduzione dell'euro ha dimezzato il potere d'acquisto, la mancata crescita economica e la disoccupazione crescente oltre alla stagnazione dei salari hanno innescato l'erosione dei risparmi e l'aumento dell'indebitamento privato. 

È urgente un ripensamento delle regole dell’economia di mercato. Mettere un freno all’avidità umana. Pensare una tassazione delle rendite finanziarie e un limite alla possibilità di accumulo di capitali, creare un sistema di incentivazione per gli investimenti e per la produzione, che dovranno garantire una redditività superiore a quella finanziaria per non mettere in pericolo il mercato del lavoro. Possiamo immaginare delle forme di scambio che non dipendono dalla liquidità come avviene nel commercio internazionale (camere di compensazione) o tra le banche. Possiamo pensare a forma di partecipazione al rischio delle imprese come il venture-capital (finanza islamica). Nazionalizzazione del debito pubblico (come avviene in Giappone) che non dovrà essere venduto sul mercato internazionale, fomentando arbitrarie speculazioni, oppure introdurre titoli di debito continentale, sopranazionali come gli Eurobond (che necessitano di una stabilità della struttura parlamentare e giurisprudenziale europea che ancora non è emersa con forza). Mettere fine o limitare fortemente le concentrazioni finanziarie e immobiliari che congelano capitali utili agli investimenti produttivi impedendo di fatto la fluidità del ciclo monetario che vede nella circolazione della moneta e non nell’accumulazione i benefici dello sviluppo economico.

In Italia è ora di avere il coraggio di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario (almeno da 8 a 6 ore) per aumentare l’occupazione e garantire a tutti una maggiore probabilità di non essere esclusi dal sistema produttivo, aumentando (all'aumentare del numero di contribuenti) le entrate per tassazione del reddito (senza aumentare le tasse), immettendo contemporaneamente nuova liquidità per i consumi. Ridurre drasticamente la tassazione per le imprese che assumono nuovi addetti. Limitare e garantire le privatizzazioni in settori che non abbiano elevato impatto sociale e rivalutare e ripensare forme di partecipazione statale in settori strategici per lo sviluppo del bene comune. Cercare nuovi mercati e investire in progetti di sviluppo nell’area mediterraneo. Impedire le speculazioni finanziarie con denaro pubblico (derivati)  legiferando in materia e stabilendo pene severe per i dirigenti pubblici e i funzionari che giocano d'azzardo con fondi pubblici, mandando in bancarotta le amministrazioni pubbliche, anziché promuovere gli investimenti sul lavoro, inoltre sarebbe determinante realizzare una severa legge anticorruzione (finora sempre rimandata, per l'evidente conflitto d'interesse tra la classe dirigente e i soggetti perseguibili dalla legge stessa) che garantisca pene certe di fronte a corruzione/concussione accertata con cura. Pensare una filiera corta per la produzione e il consumo degli alimenti. Utilizzare tutte le conoscenze disponibili per ottimizzare e distribuire le produzioni agricole. Realizzare sistemi integrati per il recupero sistematico delle risorse materiali usate. Pensare nuovi modelli di mobilità di massa e di utilizzo delle risorse energetiche che garantiscano la sostenibilità e la possibilità di sviluppo futuro. Sviluppo e non crescita.

Miglioramento in efficienza del sistema e non più consumismo sregolato e deficiente. Metabolizzare il concetto che il bene della comunità è l’intersezione costruttiva del bene dei singoli individui e che l’avidità e l’accumulo di ricchezza sono disvalori improduttivi: uno spreco che non possiamo più permetterci!

Riconoscere che la globalizzazione economica, così com’è, è un artificio dispendioso e che l’economia di ogni ambito geografico può essere basata ragionevolmente sull’efficiente utilizzo delle risorse disponibili con rispetto per l’ambiente e chi abita il territorio. Comprendere a fondo che le risorse del pianeta sono limitate e nessuno può arrogarsi il diritto di sfruttarle a discapito degli altri attori del sistema globalizzato, pena nuovi gravi conflitti e la perdita di un bene prezioso come la Pace.

 

 

Wall Street Charging Bull (New York, Arturo Di Modica

 

Letture consigliate

  1. M. Amato e L. Fantacci, Fine della finanza (Carrocci, 2009)
  2. D. Rothkopf, Superclass (Mondadori, 2008)
  3. G. Rossi, Il mercato d’azzardo (Adelphi, 2008)
  4. N. Klein, Shock economy (Rizzoli, 2007)
  5. L. Gallino, Il lavoro non è una merce (Laterza, 2007)
  6. Z. Bauman, Modernità liquida (Laterza, 2006)

Altri riferimenti

  1. J. Shumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia (ETAS, 2001)
  2. J. Shumpeter, Teoria dello sviluppo economico (ETAS, 2002)
  3. J. M. Keynes, Teoria generale dell’occupazione ... (UTET, 1971)
  4. K. Marx, Antologia “Capitalismo, istruzioni per l’uso” (Feltrinelli, 2007)
  5. Z. Bauman, Voglia di comunità (Laterza, 2001)
  6. J. K. Galbraith, Sapere tutto o quasi sull’economia (Mondadori, 1979)
  7. G. Rossi, Il conflitto epidemico (Adelphi, 2003)
  8. G. Rossi, Il gioco delle regole (Adelphi, 2006)

Televisione su YouTube

  1. Report RAI3, Effetto valanga (30/10/2011, 53' 40”)   
  2. Report RAI3, Generazione a perdere (22/05/2011, 1h 33' 48”)   
  3. Report RAI3, Il banco vince sempre (14/10/2007, 1h 10' 54”)  
  4. Servizio Pubblico (11a p.ta), La Rivolta dei Forconi (26/01/2012, 2h 58' 18")    
  5. Mario Monti su Finanza, Comportamenti, Regole e Istituzioni (LUISS 22/02/2011)  
  6. Arcoiris TV, Fine della finanza: da dove viene la crisi e come si può uscirne  
  7. Debito: tassare la finanza    
  

Documentari

  1. Katerina Kitidi e Aris Hatzistefano - Debtocracy - Grecia 2011
  2. Peter Joseph - Zeitgeist: Moving Forward – USA 2011
  3. Charles Ferguson - Inside Job - USA 2010
  4. Michael Moore - Capitalism: a love story - USA 2009
  5. Yann Arthus-Bertrand - Home - Francia 2009
  6. Peter Joseph - Zeitgeist Addendum – USA 2008
  7. Fernando E. Solanas - La dignità degli ultimi - Argentina Brasile Svizzera 2005
  8. Fernando E. Solanas - Diario del saccheggio - Argentina 2004
  9. Naomi Klein e Avi Lewis - The Take 'La presa' - Canada 2004
  10. Mark Achbar e Jennifer Abbott - The Corporation- Canada 2003

Film e fiction

  1. Curtis Hanson - Too Big to Fail 'Il crollo dei giganti' - USA 2011
  2. Oliver Stone - Wall Street 'Il denaro non dorme mai' - USA 2010
  3. Oliver Stone - Wall Street - USA 1987
  4. Alan J. Pakula - Il volto dei potenti (Rollover) - USA 1981
 
 


    


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Commenti   

 
+1 # Gianfranco Frascione 2012-11-26 11:10
Ciao Mauro è un po' che non ci sentiamo, ti mando il link al centro nuovo modello di sviluppo (te lo ricordi?) in primo piano c'è un pamphlet sulla crisi ed il debito, è scritto in maniera semplice ma i contenuti sono profondi ed i dati ufficiali (nessuno può metterli in dubbio), sempre sullo stesso tipo c'è l'adesione alla campagna "congeliamo il debito". Ti saluto per ora Gianfranco
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+1 # Mauro 2012-12-04 15:24
Grazie Gianfranco (l'indirizzo e il sito non sono visibili nel messaggio per garantire la privacy di chi scrive), grazie del link, se vorrai scrivere qualcosa di tuo su questo sito sei il benvenuto.
Il link è questo: www.cnms.it/
Saluti e grazie ancora.
A presto,
Mauro
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+4 # Mauro 2012-12-04 15:29
Il report suggerito da Gianfranco è il seguente:
cnms.it/.../...
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