Passi verso la costruzione di politiche locali

«L’azione della natura è complessa, e nulla si guadagna a lungo andare pretendendo che sia semplice e cercando di descriverla in una serie di proposizioni elementari.» (Alfred Marshal, Principi di Economia, 1890)

 

Come un “nuovo” modo di concepire le politiche locali può cambiare la qualità della vita dei cittadini e ridare fiducia alle comunità.

Il bisogno è mancanza (totale o parziale) di uno o più elementi tra quelli che concorrono all’equilibrio psico-fisico di una persona. Costruire politiche durature non può che partire dai bisogni.

Lo psicologo statunitense Abraham Maslow ha introdotto il concetto di “gerarchia dei bisogni” ed esteso il suo significato aggiungendo, dopo ben quattordici anni, livelli di rappresentazione che aveva trascurato nella prima analisi. La scala originaria era costituita da cinque livelli, riconosciuti internazionalmente come “la piramide di Maslow", dalla base (bisogni fisiologici) al vertice (bisogni di realizzazione): 


Bisogni degli individui (A. Maslow, 1954) 

  1. Bisogni fisiologici: respirazione, sete, fame, sonno, tendenza alla stabilità (omeostasi)
  2. Bisogni di sicurezza e protezione fisica, salute, proprietà
  3. Bisogni psicologici di appartenenza, relazione e di comportamento: amicizia, sessualità, affetto, famiglia e gruppo, identificazione
  4. Bisogni di stima e autostima, autocontrollo, rispetto, prestigio, successo
  5. Bisogni di realizzazione e conservazione di sé, della propria identità, delle proprie aspettative tramite una posizione riconoscibile nel gruppo sociale di appartenenza e il riconoscimento delle proprie capacità. 

Questa scala, estremamente semplificata, è fondamentale per costruire una lista delle priorità degli individui e dei gruppi nelle società organizzate, da quelle primordiali alle società avanzate. Ognuno potrà trovare utile aggiungere dei nuovi elementi e creare la propria lista dei bisogni ma alla fine, con pochi elementi in più, si può raggiungere un risultato condivisibile.

Le critiche principali a questo approccio stanno proprio nella eccessiva semplificazione dei reali bisogni dell'uomo e, soprattutto, nella loro rilevanza; ma la semplicità dell’approccio ha un importante punto di forza nella riflessione critica su ciò che è veramente importante per garantire la sopravvivenza dignitosa della specie umana a lungo termine.

Senza saperlo Maslow ha preparato il terreno alla sostenibilità economica e ambientale dei comportamenti umani. 

Senza addentrarci nel pantano delle critiche pro e contro,  sulla più complessa diatriba sul valore funzionale alla sopravvivenza o all’affermazione dell’individuo, o ancora sulle differenze tra psicologico e fisiologico (che peraltro si sono notevolmente affievolite con le ultime scoperte in campo neuroscientifico), qui mi preme sottolineare come sia possibile individuare chiaramente degli elementi costanti (oggettivi, comuni a tutta l’umanità) e degli elementi variabili (soggettivi, caratteristiche peculiari di un individuo), ovvero la distinzione tra una sfera pubblica (bisogni comuni e condivisi) e una sfera privata (bisogni modellati sull’individuo e perciò privati, personali e individuali). I bisogni possono essere essenzialmente gli stessi (ma variano quantitativamente: si pensi al cibo e alla salute) o qualitativamente diversi (si pensi ai bisogni psicologici, di stima e di realizzazione). Entrambi i contesti hanno senso e necessità di esistere e coesistere e, se questo concetto venisse compreso a fondo, potrebbero costruirsi politiche nazionali e continentali, armonizzando il pubblico e il privato in modo definitivo. 

Da questa prima osservazione possono scaturire delle importanti considerazioni sull’evoluzione storica delle comunità umane organizzate sino ai giorni nostri, sulla costruzione di sistemi filosofici e politici e del processo decisionale di gestione e guida delle comunità  locali che scaturisce da questi sistemi: educazione, politiche sociali, lavoro, salute…

È evidente come i sistemi politici ed economici, nel tempo, si siano spinti a dare spazio agli individui o ai gruppi, alle necessità soggettive e particolari oppure alle necessità collettive. Questo continuo tiro della fune, tra contesto pubblico e privato, ha stressato i contenuti, creato muri e incomprensioni, disperso energie e agisce ancora nelle nostre società. 

È giunta l’ora di integrare le conoscenze acquisite e ristrutturare l’edificio sociale ed economico che è stato costruito sino ad ora. Integrare significa “aggiungere ciò che manca” ma anche “riunire con finalità funzionali”, “fondere”, “unificare”, “sommare”, “inglobare” ma anche “automatizzare” e “inserire in un contesto”. 

Questo obiettivo si può realizzare a partire dalle comunità, seppure piccole, purché determinate e consapevoli. 

Lo stato di consapevolezza è di natura esclusivamente psicologica e culturale: non la cultura contemplativa (passiva) che ci spinge ad ammirare un opera riconoscendo e ricalcando quel valore estetico che è già dentro di noi, questo dovrebbe essere un punto d’arrivo e spesso non viene mai raggiunto, ma quella cultura operante (attiva) intesa come il complesso di cognizioni  che ci spinge a usare sistematicamente conoscenze tradizionali e moderni accorgimenti e procedure al fine di far progredire noi e la nostra comunità di appartenenza, che in ultima analisi diventa un territorio e la sua popolazione e alla fine l’intera umanità.

La cultura operante ha bisogno di sforzo, dolore e molta trasformazione… e di volontà. 

Questo obiettivo si può realizzare solo se è parte di un progetto comune, di un’idea nuova di comunità e di sostenibilità delle nostre azioni sul pezzetto di mondo nel quale siamo nati o abbiamo deciso di vivere. È di fatto un capovolgimento di paradigma: che crea valori localmente per proiettarli all’esterno; è l’orgoglio di una comunità che decide di attivare tutte le sue risorse anziché subire la pressione esterna e finire schiacciata da logiche estranee ad essa.

 


Le politiche pubbliche dovrebbero partire dai reali bisogni delle popolazioni e dalle reali risorse disponibili per soddisfare questi bisogni in modo efficiente e duraturo. 

Nel seguito cercherò, in modo estremamente semplificato e schematico, di individuare alcuni elementi che possano guidare le politiche pubbliche locali: uno schema concettuale che generi un modello piuttosto che un piano strategico, il seme piuttosto che il frutto. 

Adattando i bisogni individuali alle necessità delle comunità possiamo, in via parziale e introduttiva, cercare di riconoscere e soddisfare alcuni di questi bisogni inappagati con l’attuazione di alcune semplici politiche pubbliche, orientate al miglioramento incessante della vita comune di una comunità che aspira ad essere unita e prospera. 

Ciò che segue vuole essere l’esposizione di una mentalità, di un modo di pensare e operare, delle esemplificazioni per visualizzare e dare un senso alla costruzione di politiche locali basate sulle risorse disponibili e sul soddisfacimento duraturo dei bisogni. 

In periodi di crisi alcuni bisogni primari diventano fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio (omeostasi) di un individuo e quindi di una comunità. La mancanza di cibo, di riposo e di sicurezza, in passato, hanno scatenato le più sanguinose rivolte della storia, più di qualunque ideologia. Questo fatto è noto agli “strateghi” della politica del controllo sociale: lasciare una popolazione senza lavoro la rende schiava della sua inattività (alla ricerca del temporaneo soddisfacimento dei bisogni fisiologici) e priva d’intraprendenza, fiaccandone la volontà di cambiamento: fintanto che si resta sotto una soglia di rottura, superata la quale non si torna più indietro e si scatena la violenza indiscriminata e la barbarie.

 


Un esempio concreto

Il bisogno di cibo è tra i bisogni primari quello che solo apparentemente è stato risolto, in realtà è un bisogno incombente che richiede grande energia e competenza per essere soddisfatto in modo appropriato. Nella ripetitività dei nostri gesti quotidiani, non diamo il giusto valore e la giusta importanza a molti particolari. La cura alimentare richiede la ricerca e la selezione del cibo e il suo trattamento sino alla cottura e all’utilizzo. Ognuno nelle proprie case ripete i soliti rituali quotidianamente. Negli ambienti di lavoro e di studio si sono sperimentate e ottimizzate tecniche di trattamento alimentare all’avanguardia che hanno condotto al progetto di strumenti e apparati efficienti per il trattamento (conservazione, pulitura e cottura) degli alimenti, in modo altamente professionale e controllato. Si tratta delle cosiddette mense aziendali e universitarie.

Si potrebbe proporre un servizio del genere a partire dai lavoratori degli uffici pubblici, privati e della scuola (estendendolo gradualmente a tutti coloro che ne vorranno disporre), consorziando gli operatori del settore e permettendogli di utilizzare una o più strutture pubbliche adatte a questo scopo. Una grande struttura centrale o più strutture di quartiere potrebbero avere un’importante funzione sociale (ad esempio integrando socialmente le persone in difficoltà economica), oltre che soddisfare un’esigenza primaria in modo duraturo, autonomo e a prezzi controllati.

Infatti, tutte le azioni ripetitive e continuative, come l’alimentazione, danno dei margini economici a variabilità controllabile e per questo possono garantire un servizio di qualità a un prezzo adeguato se inseriti nel contesto sociale di una comunità cittadina, scegliendo comportamenti ed esperienze orientati all’elevata qualità e al contenimento dei costi, da tempo note in ambito aziendale e universitario. 

Una mensa centrale o più mense di quartiere possono ridurre il costo medio di un pasto e lo spreco di materie prime ed energia, oltre al tempo di preparazione e organizzazione. Possono favorire l’utilizzo di prodotti locali selezionati e di qualità nota ai consumatori finali. Possono favorire l’utilizzo delle strutture per finalità turistiche avanzate di ristorazione stagionale diversificata. Possono favorire la pratica agli studenti con indirizzo alberghiero. Possono favorire l’organizzazione di concorsi culinari e gare gastronomiche per promuovere i prodotti locali in particolari occasioni… e altro ancora.

 

 

 

Bisogni fondamentali delle comunità

I bisogni delle comunità non si discostano molto da quelli degli individui, la differenza essenziale sta nell’obbligo di soddisfare certi bisogni pubblici per armonizzare la convivenza civile: nella sfera privata alcuni bisogni possono essere sospesi momentaneamente oppure hanno priorità diverse proprio perché richiamano esigenze individuali e specifiche, sul cui valore non saremo mai d’accordo. La sfera privata ha pari valore e dignità di quella pubblica. Quando ne riconosceremo il valore sapremo apprezzare di più il significato della libertà.

 

  • Alimenti ← Terra+Acqua+Energia+Conoscenza
  • Riposo, salute e igiene, sicurezza
  • Riparo (abiti e abitazioni…)
  • Relazioni (gioco, sport, spettacolo, viaggi, studio, lavoro, svago …)
  • Apprendimento (linguaggio, razionalità, morale, memoria, cultura…)
  • Autorealizzazione (lavoro, creazione, volontariato, rispetto e appartenenza…)
  • Bellezza (natura, creatività…)
 

Cerchiamo di capire di cosa abbiamo bisogno, quali sono gli ingredienti della nostra torta.

 


Beni comuni primari

  • Terra e aria
  • Acqua
  • Energia e risorse naturali
  • Conoscenze e competenze tradizionali e moderne

 

Terra e aria rimandano al territorio, al paesaggio e alle risorse ambientali e storiche sedimentate. Terra e aria rimandano alla cura necessaria per la conservazione delle risorse primarie il cui deterioramento comprometterebbe la possibilità di vita e di sviluppo armonioso di una popolazione nel suo territorio.

Il rispetto delle risorse ambientali è il primo elemento irrinunciabile di un’economia basata sulle risorse. Le attività umane si devono adattare al territorio e non viceversa; questo è il capovolgimento del paradigma che vede l’uomo come protagonista assoluto dello scenario terrestre: esso è al più coprotagonista insieme alla natura, da questo equilibrio nasce uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

La cura del territorio ha sempre dato i suoi frutti, gli alimenti con l’agricoltura e l’allevamento, l’energia del sole e del vento o attraverso la riforestazione (che contrasta la produzione di gas serra) e la cura di boschi e foreste (produzione di pellet, sughero e legno), le bellezze naturalistiche sempre apprezzate da viaggiatori di passaggio e turisti stanziali.

 

È necessario provvedere alla bonifiche delle zone ferite dalle attività industriali e destinare immediatamente quelle stesse zone ad altre attività a forte impatto paesaggistico in modo da creare sinergie tra bonifica e destinazione futura degli stessi luoghi. Bonifiche non fine a se stesse ma orientate verso un utilizzo a medio e breve termine; ciò guiderà la definizione delle priorità e farà risparmiare tempo e denaro. Decidere nell’immediato le finalità di una bonifica aggiungerà razionalità e mitigherà gli interessi privati a vantaggio dell’interesse pubblico.

 

Acqua significa vita, vitalità, attività, futuro. Le esigenze idriche dovranno essere curate sino a realizzare l’alta disponibilità pubblica di acqua potabile, pura e di elevata qualità. Si dovrà potenziare l’uso e anche la produzione e manutenzione di apparati di filtraggio domestico per garantire la purezza dell’acqua anche nel tratto dalle condotte dall’acquedotto alle abitazioni. Si dovrà rendere disponibile l’acqua per intensificare l’agricoltura, l’allevamento e l’acquicoltura (per il consumo locale e l’esportazione di prodotti ittici) e soprattutto nei luoghi frequentati dalla popolazione del territorio e per finalità turistiche (fontane, piscine e strutture per la cura attraverso l’attività motoria in acqua…); si dovranno diffondere le case dell’acqua, simbolo tangibile della cura per la vita nel territorio.

Si dovranno sviluppare e integrare le tecnologie esistenti per il recupero totale dell’acqua dai reflui fognari (impianti di depurazione), separare gli scarti organici per la produzione di energia da biomassa, l’urea per uso agricolo (l'80% dell'urea sintetizzata in laboratorio viene attualmente utilizzata come fertilizzante azotato). 

Valutare la costruzione di dissalatori d’acqua marina può essere vantaggioso per creare i presupposti di un trattamento a ciclo continuo dell’acqua di mare, utilizzando bacini artificiali per garantire la disponibilità continua d’acqua da usare e rimettere in circolo pulita per sempre!

 

Energia è azione, propulsione, capacità di realizzazione e di sviluppo. In passato l’assetto geologico del territorio ha permesso, con l’attività mineraria, di estrarre carbone da bruciare nelle centrali locali e fornire energia all’intero Paese. Adesso, dopo l’era dei combustibili fossili e del petrolio è arrivata l’era del sole e del vento. Sarebbe un errore scegliere questa o quella fonte privilegiata di produzione dell’energia, dovremo, piuttosto, utilizzare più fonti di energia da unire insieme in un sistema di produzione, ad altissimo livello d’integrazione, in grado di produrre energia da mettere in rete per utilizzarla localmente e per l’esportazione: l’economia regionale potrebbe trarre, da questo approccio, un grande beneficio economico. Il solare (concentratori a specchio) e l’eolico possono produrre grandi quantità di energia costantemente, le biomasse possono rivelarsi come delle preziose esternalità positive dalla depurazione delle acque e dalla riforestazione e cura del territorio montano. La produzione di energia da fonte rinnovabile integrata con gli impianti di depurazione e/o dissalazione può creare strutture durature e legate con altre attività del territorio quali l’agricoltura e l’allevamento; a partire da queste attività il passo per l’attivazione di attività medio industriali, di trasformazione e commercializzazione di prodotti alimentari, è breve. L’alta disponibilità di energia può favorire, a medio e lungo termine, politiche di riduzione delle tariffe energetiche e idriche, oltre alla proliferazione di piccole e medie imprese con base nel territorio. I rifiuti solidi urbani riciclati (carta, vetro, alluminio, oli usati…) potrebbero essere gestiti attraverso impianti realizzati nel territorio e finalizzati al riutilizzo degli stessi come motore di valore aggiunto. 

Vendere i rifiuti riciclati priva i territori di materiali che in futuro diventeranno sempre più scarsi visto il ritmo col quale i paesi in via di sviluppo li stanno acquisendo. Vendere materie prime e sottrarle al riuso, impedisce di fatto di creare un ciclo virtuoso delle materie prime sul territorio e sottrae risorse economiche alle comunità. 

 

Conoscenza e competenza significano potere di decidere in modo consapevole il destino del territorio e la capacità di attuazione di efficaci politiche locali. Solo una rivoluzione culturale profonda che veda protagonista le scuola, le istituzioni e le associazioni della società civile può dare energie nuove alla rinnovata intraprendenza privata al servizio della comunità e dello sviluppo sostenibile e duraturo. Per fare questo servono luoghi di relazione, spazi pubblici per l’incontro fisico delle forze in grado di sviluppare la creatività e la progettualità nel territorio.

 


Luoghi di relazione

  • Luoghi d’incontro (comunicazione e scambio interpersonale)
  • Luoghi di apprendimento (biblioteche, scuole, laboratori…)
  • Luoghi di creazione e ideazione (associazioni, scuole e centri culturali)
  • Luoghi di attività sportive (giardini  e spazi aperti, campi sportivi e palestre)
  • Luoghi di gioco e svago fisico e intellettuale (spazi pubblici autogestiti, balere, sale per giochi di gruppo)


 

Tutte le energie e gli spazi di competenza delle amministrazioni dovranno essere adeguati con ristrutturazioni e messe a norma per essere resi disponibili, in tempi brevi, alla popolazione. Tutte le attività dovranno sviluppare competenze individuali attraverso produzioni utili allo sviluppo della  comunità e alla promozione di attività private per la produzione di beni e servizi. A questo scopo dovranno essere creati centri per l’erogazione polifunzionale di servizi, in grado di individuare e soddisfare esigenze comuni a più comparti imprenditoriali, in modo ottimizzato. Dovranno essere attivati i centri per l’impiego per garantire processi di formazione continuata in grado di servire le esigenze e la ricerca di competenze delle piccole e medie imprese del territorio. Si dovrà facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e l’incontro tra competenze convergenti verso una potenziale progettualità condivisa. Si dovranno facilitare e potenziare i curricula che hanno finalità complanari con le esigenze del territorio per realizzare imprese e attività imprenditoriali organizzate. 

Sviluppare conoscenza e competenza significa anche entrare in relazione con chi decide di venire a vivere nel territorio. Conoscere gli usi e le risorse disponibili in paesi lontani può attivare energie e relazioni commerciali che dovrebbero essere facilitate e potenziate attraverso luoghi di scambio commerciale, fiere delle produzioni locali e mercatini tradizionali delle produzioni extraterritoriali. 

Conoscenza significa anche pianificare strategie di marketing territoriale, ossia capacità a lungo termine di piazzare i prodotti del territorio, andando a negoziare nelle fiere internazionali e in altri paesi (ad esempio nel Mediterraneo e in Europa) e per questo sono necessarie competenze all’altezza del compito.

 


  

Altri esempi di politiche pubbliche locali

Solo a titolo di esempio, elenchiamo alcune azioni concrete caratteristiche di un rinnovato interesse delle politiche pubbliche per il soddisfacimento dei bisogni delle comunità locali, evitando di realizzare iniziative che non si integrano tra loro e creando contesti di alta efficienza e riduzione dei costi di gestione, ambientali e sociali, ad esempio concentrando iniziative simili in spazi attrezzati, appositamente selezionati.


Terraadattare le attività umane al territorioreperire finanziamenti per l’automazione 

  • Selezione di terreni pubblici (in numero, qualità e estensione) adatti alla coltivazione agricola e formazione di cooperative o piccole imprese in relazione tra loro e consorziate in una struttura per lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dei prodotti locali (per il consumo locale e per l’esportazione)
  • Selezione di aree industriali per la realizzazione di impianti per il trattamento e la conservazione di prodotti agricoli, ittici, dell’allevamento e caseari
  • Selezione di aree industriali automatizzate e attrezzate per lo stoccaggio, la selezione e il trattamento di materiali provenienti dal riciclo di rifiuti
  • Bonifiche selettive e individuazione delle priorità in base all’utilizzo post-bonifica e all’uso produttivo futuro delle zone da bonificare
  • Riforestazione e cura delle zone boschive con prelievo sistematico di materiali vegetali da avviare al trattamento come biomassa
  • Individuazione di zone da avviare alla riforestazione produttiva per la produzione di legno

Acqua  integrare le tecnologie esistenti per la completa potabilizzazione, di elevata qualità, dell’acqua disponibile 

  • Selezionare aree distanti dai centri abitati, atte ad ospitare centri di trattamento a ciclo continuo delle acque reflue e reattori per il trattamento della biomassa
  • Selezionare un’area in disuso per realizzare un centro acquatico polifunzionale
  • Valutare l’impatto ambientale di un piccolo dissalatore dell’acqua marina per usi turistici
  • Realizzare case dell’acqua da distribuire nel territorio cittadino (piazze e giardini)
  • Diffondere, promuovere e pubblicizzare l’acqua pubblica come bene irrinunciabile delle comunità

 

Energia e materie primeutilizzare più fonti di energia da unire insieme in un sistema di produzione, ad altissimo livello d’integrazione

  • Solare (selezionando zone adatte e a basso impatto ambientale)
  • Eolico (curando la scelta dei terreni e il vantaggio economico e ambientale per le comunità)
  • Biomasse (da riforestazione e cura forestale e boschiva)
  • Biomasse (da trattamento dei reflui fognari)
  • Biocombustibili (da canna da zucchero, alghe…)
  • Reattori per il compostaggio dei materiali organici
  • Oli usati (saponi…)
  • Alluminio, ferro e metalli riciclati…


Conoscenzarendere disponibili luoghi di relazione, spazi pubblici per l’incontro fisico reale delle capacità creative e progettuali del territorio 

  • Creare luoghi di relazione e incontro e garantirne il popolamento organizzato e incentivato
  • Potenziamento delle strutture bibliotecarie e dei centri culturali con la scelta accurata dei materiali e degli strumenti di studio
  • Creazione di seminari tecnici diversificati su temi applicativi (continuativamente durante il corso dell’anno) coinvolgendo cittadini qualificati e studenti
  • Creazione di un fitto calendario di seminari umanistici atti a potenziare il senso di comunità, di condivisione, di cooperazione, di bene comune e di sviluppo sostenibile
  • Creazione di basi di dati pubbliche, informate  e su base volontaria, per mettere in relazione le competenze del territorio e favorire l’incontro tra domanda e offerta locale di lavoro
  • Attivazione di curricula scolastici
    • in ambito tecnico agronomico
    • in ambito tecnico del trattamento alimentare
    • in ambito tecnico dei materiali (riciclo e riuso)
    • in ambito sportivo e della salute psico-fisica
    • in ambito economico finalizzato alla creazione d’impresa (start-up)
    • in ambito commerciale finalizzato al marketing territoriale e alla negoziazione internazionale

 

È importante immaginare scenari possibili, semplici ed efficaci e sostituire le complicazioni con le relazioni, sostituire le visioni monolitiche e grandiose con l’integrazione di più scenari indipendenti ma strettamente collegati tra loro, come gli organi di un corpo la cui forza e armonia viene decisa dalla compenetrazione e specializzazione delle funzioni e la salute dalla cura di ogni singola funzionalità indipendente.


 

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