Utilità sociale e merito

«I politici italiani sono in generale uomini di assai mediocre valore: non amano noie e  anche i migliori fra di essi sono incapaci di affrontare i problemi di larga importanza». (Francesco Saverio Nitti, da Napoli e la questione meridionale, Guida Editori, Napoli, 2004, p. 19.)

 

L'attuale sistema elettorale non permette la scelta diretta dei rappresentanti politici. Sono i partiti a farla da padroni (manovrati dai potentati economici), imponendo le loro candidature, privilegiando la cieca fiducia (clientele) rispetto alle competenze. Questo alimenta la creazione di combriccole orientate alla definizione e al raggiungimento di obiettivi personali e/o di gruppo piuttosto che a tutelare gli interessi collettivi. Gli esempi sono innumerevoli, ed hanno colpito a più riprese i partiti nazionali di tutti gli schieramenti (illeciti nei rimborsi spese e truffe nei bilanci delle tesorerie: PD, PDL, LN, solo per fare degli esempi significativi) e hanno colpito anche i governi regionali e locali (inchieste).

La selezione delle classi dirigenti in Italia come altrove è sempre stata fatta in modo occulto e non trasparente, per nascondere agli occhi dei più gli interessi di chi dovevano tutelare nella sostanza piuttosto che nella forma. La forma è l'apparenza per gli allocchi, la sostanza è la conservazione del potere locale, regionale, nazionale.

Oramai, la grave caduta della fiducia nella classe dirigente di questo paese è sostanziale e coinvolge tutti i gruppi politici (partiti) i quali si stanno muovendo più con tecniche di marketing all'americana (come il confronto del novembre 2013 per la segreteria del PD ha mostrato inequivocabilmente e i congressi del PDL hanno sempre dimostrato: slogan, fumo negli occhi e tecniche di 'segmentazione di mercato', per accontentare tutti ... e poi fare quel che gli pare) piuttosto che con progetti sostanziali, documentati e argomentati dettagliatamente nero su bianco, come un partito nazionale avrebbe il dovere di fare (i programmi presentati dalle forze con maggiore consenso sono ridotti a questo PD, PDL, M5S: solo per fare degli esempi). Nel centro destra, dal punto di vista giudiziario, la situazione è anche peggiore.

In effetti la classe dirigente di questo paese è molto più omogenea di quanto non appaia a prima vista. Una minoranza fortemente organizzata che vive alle spalle della maggioranza disorganizzata. La vittima è il 'popolo bue', analfabeta e "rincoglionito" dalla televisione.

Mentre nel governo nazionale (qualunque esso sia), logiche di visibilità e di apparenza, di forma più che di sostanza, possono essere comprese anche se non condivise, nel senso che un segretario di partito deve incarnare, rappresentare e presenziare in quanto simbolo vivente degli ideali del partito che rappresenta, nel governo locale, se si vuole promuovere una reale democrazia  rappresentativa, è necessario avere persone che conoscono il territorio, i suoi problemi, le sue risorse e abbiano voglia e competenze per mettersi al servizio della comunità.

In genere questo non avviene perché le decisioni vengono prese altrove, ovvero chi decide è chi detiene il potere economico locale e fa patti di convenienza reciproca con gli altri giocatori, più o meno occulti, della partita. In definitiva niente è come appare e gli interessi di pochi, pochissimi, prevalgono su quelli generali. Sino ad ora è stato così e per i conservatori dovrebbe rimanere così, costi quel che costi.

Ciò che è cambiato, e sta cambiando velocemente, è il panorama internazionale e continentale europeo. Gli aiuti di Stato saranno sempre minori, sempre più controllati e razionali costringendo i territori a produrre la maggior parte del fabbisogno localmente, in modo autonomo e con aiuti esterni decrescenti nel tempo. Bisogna prepararsi a questa svolta cruciale.

Ciò comporta la necessità, nel prossimo futuro, di prendere molte decisioni in modo preciso e integrato, senza lasciare niente al caso e con buona capacità di misurare gli effetti delle decisioni per poter interagire e correggere in tempo eventuali scelte sbagliate. Fare le scelte giuste può migliorare l'economia del territorio e produrre rendite più elevate anche per i detentori del potere economico attuale. Ciò significa che tutti hanno potenzialmente da guadagnare dal mutare degli scenari locali se saranno governati razionalmente e senza lasciare niente al caso.

 

  

Una forte economia locale è fortemente ancorata alle risorse locali, materiali e umane. Uno degli obiettivi di un'amministrazione locale illuminata, dovrebbe essere quello di sfruttare al massimo gli elementi che ha a disposizione per realizzare il massimo risultato in termini di benessere duraturo e di remunerazione per le imprese e gli occupati. Stimolare la creazione e lo sviluppo di imprese che basano le proprie produzioni su risorse locali, a chilometro zero e con personale fortemente legato al territorio, saranno i fattori chiave per uno sviluppo duraturo.

Inoltre, la grande massa di denaro circolante, in cerca di facili investimenti immobiliari, non fa stare tranquille le comunità che non vogliano essere inquinate da investimenti massicci dovuti a traffici illeciti e riciclaggio di denaro. Il denaro, frutto di speculazioni finanziarie o illeciti, è in gioco nella corsa contro il tempo dell'acquisizione di beni materiali (prevalentemente immobili) coinvolgerà tutti (e lo sta già facendo): nessuno vorrà rimanere col cerino in mano.

In definitiva, per realizzare progetti integrati e di ampio respiro servono molte teste pensanti, convinte e responsabili, motivate da un amore sincero per la terra in cui sono nati e cresciuti, competenti e dalla profonda conoscenza del territorio, sensibili al bene comune, entusiasti per le possibilità offerte dallo sviluppo sostenibile del proprio territorio e delle sue popolazioni.

In un qualunque Comune o Provincia quante sono le persone, uomini e donne che hanno queste caratteristiche? Sicuramente non poche. Come possiamo realizzare dei meccanismi trasparenti per metterle in relazione in modo che intraprendano nel territorio?

 


Le tecnologie Web e i social network ci vengono incontro. In un territorio circoscritto, diciamo per fissare le idee dai 50mila ai 100mila abitanti, è possibile creare un sistema trasparente di classificazione delle competenze, diciamo del 10% più qualificato della popolazione (solo per fare un esempio e fissare le idee), supponiamo siano tra i 5mila e i 10mila individui attivi.

Mettendo le storie sociali, professionali e dell'istruzione in rete, seguendo criteri omogenei per facilitare il confronto e la ricerca, potrebbe essere possibile facilitare la relazione tra individui con le stesse passioni e gli stessi obiettivi e la stessa volontà di intraprendere un progetto comune oppure individuare persone con competenze e esperienze utili alla comunità di appartenenza (scegliere le persone da candidare), in modo trasparente, condiviso e meritocratico senza imposizioni dei partiti. Per il bene comune e alla luce del sole.

Aumentando le informazioni importanti per la cittadinanza aumenta automaticamente la possibilità della partecipazione competente alle scelte della collettività. 

So bene che questa è, per ora, solo una provocazione perché i decisori occulti sono conservatori   (combriccole che costruiscono e disfano secondo meccanismi feudali, con metodi lontani anni luce dalle moderne democrazie dell'era dell'informazione) e si opporranno con tutte le loro forze al cambiamento per conservare lo 'status quo', ma è sufficiente a chiarire che non ci sono soluzioni particolarmente difficili se si vuole che siano anche durature, l'importante è avere continuità e costanza nell'azione di governo. Il futuro del territorio merita delle risposte chiare e trasparenti e dei modi nuovi per trasformare in  opportunità gli effetti della crisi.

Classificare le risorse umane legate al territorio potrebbe essere il primo passo di un concreto piano per la realizzazione della piena occupazione locale basata sulle risorse del territorio, inteso come 'bene comune' da proteggere e migliorare. Questo primo passo si può realizzare facilmente a patto di comprenderne profondamente il significato e la prospettiva.

Le risorse umane e materiali del territorio hanno un valore inestimabile, solo il rispetto e la cura possono preservare questo valore per le generazioni future; la passione, la razionalità e l'equilibrio con il quale verranno affrontati i problemi delle comunità stabilirà la metrica effettiva del grado di democrazia e di sviluppo culturale delle popolazioni che le abiteranno nel prossimo futuro, lontano dalla crisi permanente e dal regresso cui siamo stati abituati finora.

Dare spazio a chi ha passione e competenze da condividere è una scelta obbligata per realizzare il cambiamento, quel cambiamento che sarà in grado di tutelare e fare crescere anche chi di fatto lo sta ostacolando perché non ne comprende a fondo la prospettiva a medio e lungo termine. 

Individuazione delle competenze, confronto e dialogo possono produrre effetti in grado di stupirci e produrre quello sviluppo economico che la popolazione di questo territorio desidera e merita. 

 

Articoli più letti - Azioni possibili

 

Siti e risorse Web  

  1. OpenPolis  
  2. Cittadinanza attiva  
  3. Comuni virtuosi  
  4. Internet Festival  
  5. Social Media Monitoring  
  6. Fact Checking  


Bibliografia minima consigliata sul tema dei media e del potere

  1. Douglass Rushkoff - Coercion, why we listen to what "They" say (Riverhead Books, 1999) 
  2. Margareth Thaler Singer - Cults in our midst (Wiley, 1995) 
  3. Harold D. Lasswell, Abraham Kaplan - Potere e società (Il Mulino, 1997) 
  4. Giuseppe Maranini - Storia del potere in Italia (Corbaccio, 1995)
  5. Wolfgang Reinhard - Storia del potere politico in Europa (Il Mulino, 1999)
  6. Luciano Canfora - La democrazia 'Storia di un'ideologia' (Laterza, 2004) 
  7. A cura di Bruno Bongiovanni e Nicola Tranfaglia - Le classi dirigenti nella storia d'Italia (Laterza. 2006)
  8. Robert Michels - Political Parties 'A sociological study of the oligarchical tendencies of modern democracy' (Transaction Publisher, 1999 - Originally published in U. S. by The Crowell-Collier Publishing Company, 1962) 
  9. Herbert Marcuse - L'uomo a una dimensione (Einaudi, 1967)
  10. Zygmunt Bauman - Modernità liquida (Laterza, 2000) 
  11. Remo Bodei - Geometria delle passioni (Feltrinelli, 1991)


Cinematografia consigliata sul tema dei media e del controllo sociale

  1. Orson Welles - Quarto potere (Citizen Kane) - USA 1941 
  2. Gregory Ratoff - Black Magic (Cagliostro) - USA/Italia 1949 
  3. Orson Welles - Il processo - Fra/Ita/Ger/Jugoslavia 1962
  4. John Frankenheimer - Va' e uccidi (The manchiurian candidate) - USA 1962 
  5. John Boorman - Zardoz - UK 1974
  6. Sydney Lumet - Quinto potere (Network) - USA 1976 
  7. Michael Redford - 1984 - UK 1984 
  8. Peter Weir - The Truman Show - USA 1998 
  9. Tony Scott - Nemico pubblico (Enemy of the State) - USA 1998 
  10. Roger Spottiswoode - Spinning Boris. Intrigo a Mosca - USA 2003 
  11. Jonathan Demme - The manchurian candidate - USA 2004 
  12. Dennis Gansel - L'onda (Die Welle) - Germania 2008
  13. Roman Polański - L'uomo nell'ombra (The Ghost Writer) - Fra/Ger/UK 2010
 
Film storico-biografici
  1. Fratelli Taviani - Un uomo da bruciare - Italia 1962 
  2. Kostantinos Costa-Gavras - Z l'orgia del potere - Francia-Algeria 1969 
  3. Giuliano Montaldo - Sacco e Vanzetti - Italia 1970 
  4. Giuliano Montaldo - Giordano Bruno - Italia 1973 
  5. Florestano Vancini - Il delitto Matteotti - Italia 1973 
  6. Gillo Pontecorvo - Ogro - Italia 1979
  7. Giuseppe Ferrara - Il caso Moro - Italia 1986 
  8. Oliver Stone - JFK 'Un caso ancora aperto' - USA 1991 
  9. Spike Lee - Malcom X - USA 1992 
  10. Giuseppe Ferrara - Giovanni Falcone - Italia 1993 
  11. Michele Placido - Un eroe borghese - Italia 1995 
  12. Marco Tullio Giordana - I cento passi - Italia 2000 
  13. Steve McQueen - Hunger - UK Irlanda 2008
 

 

     

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