Cosa manca

«La_democrazia,_come la concepiamo e la desideriamo, è, in breve, il regime delle possibilità sempre aperte. Non basandosi su certezze definitive, essa è sempre disposta a correggersi perché – salvi i suoi presupposti procedurali (le deliberazioni popolari e parlamentari) e sostanziali (i diritti di libera, responsabile e uguale partecipazione politica), consacrati in norme intangibili della Costituzione, oggi garantite da tribunali costituzionali – tutto il resto può sempre essere rimesso in discussione. La vita democratica è una continua ricerca e un continuo confronto su ciò che, per il consenso comune che di tempo in tempo viene a determinarsi modificandosi, può essere ritenuto prossimo al bene sociale. Il dogma – cioè l'affermazione definitiva e quindi indiscutibile di ciò che è vero, buono e giusto –, come pure le decisioni di fatto irreversibili, cioè quelle che per loro natura non possono essere ripensate e modificate (come mettere a morte qualcuno o provocare una guerra), sono incompatibili con la democrazia». (Contro l'etica della verità, Cap. XXVIII, p. 153-154, Editori Laterza 2008). (Gustavo Zagrebelsky)

 

Cosa manca: idee fuori dal coro per un’evoluzione del controllo democratico 

Riflettendo sulla delicata situazione attuale della democrazia in Italia viene spontaneo chiedersi cosa manca, non dunque chi sia il responsabile o quali fatti abbiano portato l'evidente  degrado che ha colpito a tutti i livelli la società italiana e rischia ora di sgretolare completamente il rispetto e la credibilità futura delle istituzioni democratiche. Non di cose né di persone ci occuperemo nelle righe che seguono, solo di idee semplici e facilmente comprensibili, alcune delle quali spesso trascurate anche da chi con umiltà e sincera energia combatte tutti i giorni per una società più equa e più giusta.

La Costituzione spiegata ai bambini 
 
 
Non ho la pretesa di essere esaustivo né di approfondire la filosofia che sottende ogni elemento del delicato equilibrio della nostra democrazia in evoluzione dinamica; consapevole del "principio di razionalità limitata" che ci impedisce, nella solitudine di singoli individui, di essere al corrente di tutte le informazioni disponibili e di essere dei decisori perfettamente razionali, ma con la ferrea volontà di evidenziare alcuni elementi (spesso trascurati) che, per quanto semplici e forse ritenuti banali sono per questo motivo i candidati ottimali per essere compresi da molti e condivisi dai più.
 
Ci sono aspetti del nostro sistema che ad una semplice analisi ci lasciano attoniti e, dopo un'analisi più approfondita ci portano a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, che il sistema che chiamiamo democratico, in Italia, è una vera truffa di grandi dimensioni a spese della maggioranza assoluta della popolazione. Ciò significa che è possibile individuare una logica, "uno schema", un piano (... di "rinascita democratica", ci verrebbe in mente di dire ... ma forse è qualcosa di addirittura diverso, più complesso, ma sicuramente convergente con un piano reazionario) che snatura profondamente il complesso è costoso sistema costruito a partire dall'opera dei fondatori della nostra Costituzione e realizzato attraverso il sacrificio di centinaia di migliaia di italiani, umili o illustri, che nel corso della storia hanno permesso la realizzazione del sogno unitario e la condivisione di ideali così elevati come quelli codificati nella Costituzione italiana.
 
La nostra Costituzione nazionale è un vero e proprio programma politico che tiene conto dell'impossibilità di realizzazione di una compiuta democrazia senza l'apporto di tutta la popolazione per un tempo indefinito, asintoticamente, come un lento convergere all'infinito verso un'idealità irraggiungibile ma approssimabile sempre più con un processo che caratterizza e definisce il livello di maturazione culturale e civile di un popolo.

 
Chiaramente queste parole hanno significato pieno anche a livello continentale e globale ma perderebbero quell'immediatezza e praticità cui la nostra situazione nazionale ci ha fin qui abituati. Il regresso palpabile è molto più comprensibile e misurabile dell'infinita idealità che ci farebbe etichettare come idealisti, allontanandoci dal realismo delle soluzioni che vorremmo riuscire ad indicare. Per evitare questa trappola parleremo di questioni concrete e riscontrabili da tutti, anche da chi non ha letto libri di politologia, filosofia politica, storia, sociologia, e anche altro, se ritenuto utile per avere una maggiore padronanza nella comprensione degli eventi.
 
 
L'inganno della legge elettorale
Qualunque sistema elettorale che non garantisca una rappresentazione proporzionale della mappa politica di una popolazione di votanti è una truffa, tutti i sistemi maggioritari sono una truffa. La truffa del sistema di voto viene concepita, giustificata ed attuata per raggiungere lo stesso risultato del broglio elettorale, sottrarre il voto alla popolazione e regalarlo alle lobby economiche che ne gestiscono lo smisurato potere controllando gli apparati economici e gli appalti dello Stato. Tutto ciò con patti trasversali spesso nascosti agli occhi degli elettori.
 
Dietro lo “specchietto” della legge elettorale si nasconde, in modo subdolo, una volontà di non regolamentazione dei partiti e delle coalizioni. Anzi, con maggiore chiarezza, la precisa volontà di creare degli agglomerati indistinguibili che in ultima analisi portano al bipolarismo, anticamera dello Stato monolitico assolutista (stalinista, nazi-fascista, aziendalista o clericale). Il bipolarismo crea il mostro monolitico in quanto forza la convergenza degli interessi delle lobby economiche che caratterizzano le classi dirigenti di un paese, le quali si accorderanno sempre per mettere al sicuro i propri interessi minoritari a discapito della maggioranza, bloccando il progresso e l'evoluzione delle esigenze di una nazione, di un continente o a livello globale. Il bipolarismo è la dittatura delle lobby mascherata da democrazia. 
Il voto diventa irrilevante, l'alternanza di governi differenti è un travestimento: l’alternanza fasulla ha una continuità evidente negli atti di governo, nelle leggi e nelle azioni politiche (una dittatura mascherata da democrazia).
 
Marco Travaglio sulla legge elettorale (Servizio Pubblico, La7 13/12/2012)

La soluzione democratica percorribile per garantire il pluralismo democratico è quella della rifondazione della partitocrazia in chiave di coalizione, generando un numero vincolato (giustificato idealmente, politicamente, storicamente, sociologicamente ed economicamente ... e in qualunque modo ragionevolmente condiviso) di schieramenti distinguibili chiaramente da programmi e idealità, dalla storia del nostro paese e permettendo, tramite regole chiare e condivisibili, la formazione di due coalizioni pre-elettorali, rigide (ognuna convergente su un programma che deve avere la forma di  un contratto politico) e non disgregabile, a elezioni terminate, con penalità per chi non rispetta il contratto. Il contratto dovrebbe elencare nel dettaglio gli obiettivi del governo.
 
I programmi di ogni partito dovrebbero contenere gli obiettivi coerenti con quelli dello schieramento (coalizione di partiti) cui appartengono,  in modo chiaro e circoscritto, in modo da poter permettere il semplice confronto tra le soluzioni proposte. Il tutto descritto nel modo più semplice e razionale in una legge elettorale. La rivoluzione consiste nel fatto che si considera prioritaria la coalizione rispetto al singolo partito per la vittoria delle elezioni e quindi i programmi dei partiti e i progetti condivisi dalla coalizione più dei ricatti. Ogni azione del governo deve essere ispirata dai progetti e dalle azioni indicate nero su bianco in fase pre-elettorale e facilmente controllabili da qualunque cittadino. Trasparenza degli obiettivi, coerenza delle azioni col programma e convergenza di comportamento della coalizione dovrebbero guidare il buon governo dello Stato.


Lo spoglio elettronico e il voto elettronico sono invece un temibile inganno (vedere il caso americano descritto nel documentario “Uccidete la democrazia” di Enrico Deaglio) ed ogni associazione  di cittadino dovrebbe vigilare perché non venga attuato. Ogni sistema che interpone delle complicazioni non trasparenti nella fase di voto così come in quella di spoglio è sempre manipolabile e non facilmente controllabile. In pratica favorisce il broglio e contemporaneamente ostacola i meccanismi di controllo. 

Viceversa il sistema manuale, più laborioso, permette una complicazione del meccanismo di broglio perché riguarda dati fisici (la scheda è materiale e non immateriale come nel voto elettronico) che per essere contraffatti devono essere spostati e modificati fisicamente. Un dato fisico può essere  controllato da chiunque sia intenzionato seriamente ad attuare un controllo, un dato logico può essere controllato da pochissimi esperti e molto spesso neanche da loro se chi fa la contraffazione ha dei vantaggi logistici.


  
Università e ricerca 
Come molti sanno o fanno finta di non sapere, la ricerca in Italia viene fatta prevalentemente da imprese che si occupano del settore militare e per chiari motivi viene classificata sotto voci diverse da quelle della ricerca pura o applicata, producendo la sbagliata sensazione che in Italia non si faccia ricerca. In realtà la ricerca si fa ma in settori che sono in palese contrasto con la nostra costituzione e per questo vengono occultate e non sono evidenti e comunque sempre insufficienti, nell'attuale contesto globalizzato, dove l'innovazione tecnologica è uno strumento unico per le finalità di crescita proposti dall'attuale sistema economico.

 
Diamo un futuro alla ricerca italiana (Alberto Mantovani) 
 
 
La ricerca nel settore pubblico segue dei criteri che hanno un evidente conflitto d’interessi tra chi realizza e chi controlla i progetti e la loro realizzazione per cui è sempre possibile trovare delle soluzioni che mettono tutti d’accordo, tanto più quando all’interesse privato si aggiungono logiche familistiche, nepotistiche o addirittura “neo-razziali” (quanti sono i dipartimenti nei quali un gruppo geografico regionale è decisamente prevalente sugli altri?). Purtroppo sembrerebbe una fantasia se non fosse vero, appurato ed arcinoto che nelle università si assumono, nonostante i “rigidi” e “severi” concorsi pubblici, i familiari stretti (figli, coniugi, nipoti, amici e amiche particolari), ma anche amici di amici, corregionali e  concittadini che a lungo andare hanno trasformato certi dipartimenti in enclave con connotazioni “razziali” a favore di una certa regione o provincia italiana. E se qualcuno andasse a verificare i tempi di laurea in certe facoltà si accorgerebbe della differenza tra le medie dei tempi di laurea di alcuni figli illustri rispetto alla media della popolazione studentesca, frequentemente contraddetta dalle reali performance dei suddetti “geni” nel mondo operativo reale. 
 
Se si volessero indagare questi comportamenti, o i più evidenti, in modo sistematico sarebbe piuttosto facile con i software di analisi delle reti sociali si potrebbero evidenziare molti particolari del sistema degradato in cui si trascina da anni il sistema universitario italiano e che ha portato al degrado generalizzato del sistema universitario più antico del mondo. Ma non c'è nessuna volontà politica di porre fine a questo scempio.

I problemi dell’università italiana sono gravi e non semplificabili, ma in queste righe, come premesso ci occuperemo solo di evidenziare alcuni aspetti, alcune semplici azioni che potrebbero fare emergere o aiutare ad individuare le più evidenti responsabilità della caduta della qualità della ricerca e dell’insegnamento. E’ tuttavia vero che molti giovani e valenti ricercatori e associati sono stritolati dallo strapotere degli ordinari da avere rinunciato da tempo, nonostante siano capaci, al miglioramento continuo dell’insegnamento che non li gratifica né è in grado di riconoscere lo sforzo e l’impegno individuale, sempre soccombente rispetto all’interesse privato, nella grande maggioranza dei casi.
 
La didattica, la ricerca e gli affari di famiglia non vanno d’accordo e devono essere separati e distinti. Insegnare richiede abilità e passioni differenti da quelle della ricerca. E’ pur vero che ci sono individui eccellenti in entrambi i settori, ma sono meno rispetto a coloro che hanno uno sbilanciamento verso l’una o l’altra delle abilità. La ricerca dovrebbe essere distinta dall’insegnamento, e meglio sarebbe creare dei mix che caratterizzano il percorso universitario in maniera decisa ad esempio dedicando l’80% all’una e 20% all’altra e indirizzando verso una delle due opzioni. Il settore dei contratti per la ricerca e l’innovazione, il cosidetto technology transfer, lo start-up di nuove imprese correlate ai risultati della ricerca dovrebbe avere un suo spazio distinto e quanto più svincolato dagli interessi baronali, miopi e focalizzati su una visione parziale del panorama internazionale nei nuovi ambiti di sviluppo tecnologico e umanistico/sociale. Lo sviluppo e la negoziazione in ambito tecnologico e della ricerca dovrebbe essere guidato da gruppi interdisciplinari tecnico-economici-umanistici in grado di selezionare e valutare i progetti, le necessità e le possibilità di sviluppo concreto.
 
Contro l’eccesso di potere delle concentrazioni degli incarichi un sistema di controllo democratico dovrebbe dividere le responsabilità per gestire l’efficacia e l’efficienza dei processi di sviluppo sempre più basati sulla conoscenza.
 
L’Italia forma ed esporta in tutto il mondo personale qualificato ed importa braccianti agricoli e manovali, mediamente con una crescita economica annua dell’1%; l’India e la Cina formano e favoriscono i loro cittadini qualificati e gli permettono di vendere servizi avanzati in tutto il mondo con una crescita economica annua superiore al 10%.     
 
 

«"La legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria». (1954; citato in Mauro Cappelletti, Giustizia e Società, Edizioni di Comunità, Milano, 1972, p. 11). (Piero Calamandrei)

 

Corruzione, punizione e modelli di recupero
Negli ultimi trenta anni abbiamo visto la proliferazione della corruzione (per l'anno 2010 la Corte dei Conti ha indicato un incremento del 30% dei reati di corruzione e la diminuzione delle denunce per abuso d'ufficio di circa il 20%). Se non ci fossero stati magistrati onesti, coraggiosi e dediti al loro lavoro come quelli italiani il disastro sarebbe stato anche peggiore. A questi uomini e donne deve andare tutto il nostro rispetto e il nostro appoggio sostanziale, non solo a parole. Il controllo democratico deve proteggere e deve vigilare su coloro che sacrificano il proprio tempo e le energie, spesso in situazioni di disagio, per un bene elevato come la salute di una democrazia. Molti si accontentano di spiegazioni semplicistiche e non hanno ancora capito che le sorti della nazione sono infinitamente più importanti del destino di un qualunque corrotto conclamato. 
 
Mi riferisco  ai fenomeni corruttivi e concussivi in quanto ben rappresentano la degenerazione dello spirito solidale che dovrebbe essere alla base di ogni democrazia matura. Così come mafia, n’drangheta e camorra sono organizzazioni in competizione con lo Stato di livello macroscopico, in quanto sono in grado di creare sistemi organizzativi ed economie parallele allo Stato e concorrenti con lo Stato nella gestione delle risorse, così a livello microscopico, consorterie affaristiche di ogni tipo proliferano quando gli apparati di governo dello Stato non danno più il “buon esempio” o una parvenza dello stesso. Quando la corruzione dilaga agli alti ranghi, quando la prepotenza e la prevaricazione schiacciano ogni rispetto per le regole condivise il sistema si sgretola e gli strati più bassi, quelli con minore potere di decisione per intenderci, si distaccano dal tessuto regolatore dello Stato, imparando a gestire nuove regole in contrasto e spesso opposte alle regole del diritto ma atte a consolidare e  proteggere con il malaffare gruppi e consorterie che traggono beneficio dalla corruzione dilagante.


La corruzione in Italia (Pier Camillo Davigo)
 

Cosa fare dunque? 

Proviamo ad indicare delle ipotesi, apparentemente praticabili, ci accorgeremo presto che niente è possibile se non vi è un cambiamento radicale del sistema politico in chiave meritocratica. Se i fenomeni corruttivi (semplificherò con questo termine il binomio corruttivo/concussivo) dilagassero sarebbe obbligatorio creare delle nuove regole che permettano un aumento della pena detentiva per reati di questa tipologia particolare. I reati corruttivi, presi singolarmente, non hanno effetti gravi come quelli di violenza, ma è abbastanza chiaro a tutti che l’entità del danno arrecato all’economia di una nazione è rilevante nel caso di corruzione dilagante, in questo caso i partecipanti ad un evento corruttivo possono essere equiparati a dei soggetti che si accaniscono su un soggetto debole (in questo caso lo Stato), e la cui economia corrotta porti a scelte di governo in direzione dello smantellamento dei servizi sociali di pubblica utilità: si pensi ad ospedali e scuole come esempio, ma anche agli investimenti per garantire un futuro migliore alle imprese e alle nuove generazioni. Per questo motivo sarebbe necessario aumentare consistentemente le pene detentive in carceri speciali che garantiscano un trattamento particolare e il recupero (ove possibile) dei condannati per reati di questo tipo.

Sarebbe necessario adibire delle carceri dedicate a questa tipologia di reati contro la pubblica amministrazione. Pene severe e certe, un sistema in parte punitivo in parte di recupero attraverso lo studio ed il supporto psicologico/sociologico per aumentare la consapevolezza dei colpevoli sull’entità dei danni indotti nel sistema dal comportamento sleale nei confronti del popolo da posizioni di privilegio per la fiducia riposta nelle loro mani nel momento del conferimento dell’incarico. Il processo di recupero dovrebbe prevedere di scontare una parte della pena per studiare e rieducare alla legalità. 

Più sarà facile assicurare pene detentive certe più sarà possibile sostituire il personale detenuto (in temporanea rieducazione) con nuovo personale spesso più giovane e qualificato di quello precedente, e più consapevole perché vittima degli errori precedenti. 
Si consideri che nelle amministrazioni locali una grande parte del personale assunto ha relazioni parentali o amicali, stratificatesi nel tempo, con gli amministratori politici. Gli amministratori generalmente utilizzano la propria influenza (relazioni) per favorire/cooptare/ostacolare/isolare il personale non allineato. Una classe politica corrotta attuerebbe gli stessi meccanismi e le stesse tecniche sui nuovi assunti riproducendo la malattia del sistema all’infinito. 

L’unico modo per rallentare il decadimento del sistema è quello di trovare un sistema di diritto (nuove regole) che ostacoli ed isoli la classe politica attuale favorendo l’instaurarsi di una nuova classe politica. Questa possibilità e preclusa dal sistema di consenso che è strettamente collegato al potere economico, in grado di parlare per voce di dubbi personaggi con le promesse e con il ricatto. 

Finché il sistema politico proteggerà i corruttori e finché corrotti e corruttori avranno la sensazione che il gioco vale bene una condanna irrilevante per entità ed incerta negli esiti, il vantaggio a delinquere sarà sempre più evidente ai più e irrefrenabile la sua spinta contro ogni modello legalitario. Un forte inasprimento della pena, oltre alla certezza della stessa, per i funzionari e per i politici che gestiscono le risorse pubbliche è l’unico modo per disincentivare le azioni illegali ai danni dello Stato. E’ chiaro che in una situazione di questo tipo si può solo tentare di rallentare il regresso senza fermarne la tendenza verso la generazione di nuova corruzione. Rallentare i fenomeni corruttivi sarà impossibile finché sarà vantaggioso per le parti in gioco (corruttori e corrotti) e finché il sistema statale non riuscirà ad imporre la propria linea di solidarietà e di progresso anziché tendere ad assimilare il proprio comportamento a quello mafioso, favorendo l'evasione fiscale ed aumentado le disuguaglianze sociali.  


Cinematografia sulla politica e il potere
Il Sistema: Stato, Politica, Massoneria, Clero, Mafia, Banche, Imprenditoria e Sindacato, Magistratura, Polizia, Media e Informazione, Università

  1. Amelio Gianni - Porte aperte - Italia 1990
  2. Bellocchio Marco - Sbatti il mostro in prima pagina - Italia 1972
  3. Benvenuti Paolo - Segreti di stato - Italia 2003
  4. Bertolucci Bernardo - La tragedia di un uomo ridicolo - Italia 1981
  5. Damiani Damiamo - Il giorno della civetta - Italia 1968
  6. Damiani Damiano - Io ho paura - Italia 1977
  7. De Sica Vittorio - Umberto D - Italia
  8. Ferrara Giuseppe - Il caso Moro - Italia 1986
  9. Ferrara Giuseppe - Giovanni Falcone - Italia 1993
  10. Ferrara Giuseppe - I banchieri di Dio - Italia 2002
  11. Ferrara Giuseppe - Guido che sfidò le Brigate Rosse - Italia 2005
  12. Ferreri Marco - L'udienza - Italia Francia 1971
  13. Garrone Matteo - Gomorra - Italia 2006
  14. Giordana Marco Tullio - I cento passi - Italia 2000
  15. Giordana Marco Tullio - La meglio gioventù - Italia 2003
  16. Giordana Marco Tullio - Maledetti vi amerò - Italia 1980
  17. Lizzani Carlo - La Vita Agra - Italia 1964
  18. Luchetti Daniele - Il portaborse - Italia 1991
  19. Maggio Cooperativa 15 - Signore e signori, buonanotte - Italia 1976
  20. Manni Andrea - Il fuggiasco - Italia 2003
  21. Martinelli Renzo - Piazza delle Cinque Lune - Italia UK 2003
  22. Martinelli Renzo - Vajont 'La diga del disonore' - Italia 2001
  23. Monicelli Mario - I compagni - Italia 1963
  24. Monicelli Mario - Un borghese piccolo piccolo - Italia 1977
  25. Montaldo Giuliano - Sacco e Vanzetti - Italia 1970
  26. Pasolini Pier Paolo - Porcile - Italia 1969
  27. Pasolini Pier Paolo - Salò o le 120 giornate di Sodoma - Italia Francia 1975
  28. Petri Elio - Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Italia 1970
  29. Petri Elio - La classe operaia va in paradiso - Italia 1972
  30. Petri Elio - La proprietà non è più un furto - Italia 1973
  31. Petri Elio - Todo Modo - Italia 1976
  32. Placido Michele - Un eroe borghese - Italia 1995
  33. Puccini Gianni - I sette fratelli Cervi - Italia 1968
  34. Pontecorvo Gillo - Ogro - Spagna Italia Francia 1979
  35. Risi Dino - In nome del popolo italiano - Italia 1971
  36. Risi Dino - Una vita difficile - Italia 1961
  37. Rosi Francesco - Le mani sulla città - Italia 1963
  38. Rosi Francesco - Il caso Mattei - Italia 1972
  39. Rosi Francesco - Lucky Luciano - Italia Francia USA 1973
  40. Rosi Francesco - Cadaveri eccellenti - Italia 1976
  41. Rossi Michele Mellara e Alessandro - Fortezza Bastiani - Italia 2002
  42. Scola Ettore - La terrazza - Italia 1980
  43. Taviani Paolo e Vittorio - La notte di San Lorenzo - Italia 1982
  44. Taviani Valentino Orsini, Paolo e Vittorio - Un uomo da bruciare - Italia 1962
  45. Vancini Florestano - Il delitto Matteotti - Italia 1973
  46. Vanzina Carlo - Tre colonne in cronaca - Italia 1990
  47. Visconti Luchino - Ludwig - Italia 1972
  48. Welles Orson - Il processo - Francia Germania Italia Jugoslavia 1962
  49. Zaccaro Maurizio - Un uomo perbene - Italia 1999

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